COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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Unità di conto EFA – Economia Facilitata

Perchè EFA?

E = Economia locale, Economia Reale

F= Finanza sana, Futuro

A= Autonomia , Autorevolezza, Avanzamento

In una frase “Economia Facilitata”.

E’ possibile fare economia senza utilizzare una moneta a corso legale? Si è possibile attraverso la creazione di una unità di conto ad-hoc che permetta

comunque lo scambio di beni e servizi di una comunità!

Che cos’è una unità di conto?

Perchè ci sia una moneta vera e propria è necessario che quest’ultima abbia 3 caratteristiche:

quello dell’ unità di conto, quella del mezzo di scambio e quella della riserva di valore.

Unità di conto

è l’unità di misura dei beni e servizi di una comunità, come ogni unità di misura è una convenzione che

acquista valore monetario per il semplice fatto che ci si mette d’accordo che lo abbia. Estremizzando è un sistema contabile

condiviso che misura il valore di scambio dei beni e servizi entro una comunità.

Strumento di pagamento.

La moneta è un mezzo di scambio, anzi al giorno d’oggi è il principale strumento di pagamento.

Nello scambio, infatti, un bene o servizio viene ceduto in cambio di una determinata quantità di moneta.

Riserva di valore.

La moneta mantiene il valore nel tempo. Cioè la moneta conserva la sua funzione monetaria nel tempo.

Chi accetta la moneta in cambio di un bene o servizio è certo che, successivamente (quindi “nel tempo”)

potrà utilizzare quella moneta ricevuta in cambio di altri beni o servizi.

La riserva di valore è il vero problema!

Quest’ultima qualità della moneta ha provocato nel tempo la corsa alla preferenza per la liquidità.

Una moneta non spesa quindi sottratta dalla circolazione e accumulata, viene utilizzata per comprare altra moneta , quindi, per fare speculazione

o in altri termini per arricchirsi grazie alla finanza a discapito della produzione. La riserva di valore porta alla inevitabile tesaurizzazione con effetti

deflattivi e di riduzione della massa monetaria in circolazione.

Qual’è allora il nostro scopo? Creare una moneta unità di conto senza la qualità della riserva di valore, creare un sistema contabile accettato dalla

comunità che non permetta la tesaurizzazione e aumenti la velocità di circolazione provocando l’inevitabile effetto positivo dell’aumento della

domanda dei beni e servizi locali!

 

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Moneta complementare di Nantes

Ciao a tutti, vi consiglio di vedere questo video di 3 minuti e 1/2 tratto da un servizio di Report Rai2, che dimostra e conferma che il nostro progetto Efa avrà successo!

http://m.youtube.com/#/watch?v=ROeif8tRQeg&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3DROeif8tRQeg

Buon lavoro a tutti.

Alberto Lelli

 

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Fisionomia di un attacco speculativo: 3-3 gli effetti sul sistema economico reale

La vendita in massa di titoli ha generato un vertiginoso aumento degli interessi che lo stato italiano dovrà pagare sui nuovi collocamenti di titoli pubblici. Si ricordi infatti che ciascun titolo garantiva al suo possessore un rimborso di 105 euro alla scadenza. Prima dell’attacco, quel titolo poteva essere comprato sul mercato a 100 euro. Il suo rendimento, ossia l’interesse pagato dallo stato al sottoscrittore del titolo, ammontava, dunque, a 5 euro. Le cose tuttavia cambiano a seguito dell’ondata di vendite impartite dallo speculatore e dagli altri ribassisti. L’abbondante offerta di titoli sul mercato provoca infatti la caduta del prezzo da 100 a 90 euro. D’ora in poi, se lo Stato italiano vorrà continuare a finanziarsi sui mercati, dovrà collocare titoli a 90 euro, a fronte di un impegno di pagamento alla scadenza che resta di 105 euro. Il reddito da interesse che lo Stato dovrà pagare periodicamente ai sottoscrittori dei titoli sale dunque da 5 a 15 euro per ogni nuovo titolo collocato. E con esso sale pure il famigerato “spread” ossia la differenza tra i tassi di interesse pagati sui titoli italiani e i rendimenti dei titoli a basso rischio non soggetti a vendite speculative, come per esempio i Bund tedeschi. L’azione degli speculatori innesca dunque una sequenza potenzialmente distruttiva. Il governo italiano sarà indotto a compensare l’aumento della spesa per interessi sul debito con aumenti delle imposte e con tagli alle altre voci di spesa pubblica, agli investimenti, alla previdenza, all’assistenza sociale. Tuttavia, questa politica provoca una riduzione della capacità di spesa delle famiglie. Di conseguenza, la domanda di merci si riduce, le imprese si ritrovano con una massa crescente di scorte invendute in magazzino e decidono quindi di rallentare o addirittura interrompere la produzione, Partono quindi i licenziamenti, l’occupazione diminuisce, i redditi e i consumi delle famiglie calano ulteriormente, e così diminuiscono anche i ricavi delle imprese e le entrate fiscali dello Stato.

Bibliografia: “L’Austerità è di destra – E. Brancaccio”

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Fisionomia di un attacco speculativo: 2-3 l’esempio concreto dell’attacco.

La storia vera, che ci accingiamo a raccontare, inizia con un ordine telematico, impartito tramite “un terminale Bloomberg” o un qualsiasi altro strumento simile in voga nella piazze finanziarie.

(http://en.wikipedia.org/wiki/Bloomberg_Terminal). L’esecutore è un anonimo operatore finanziario che lavora presso una banca situata in King William Street, a pochi passi da Paternoster Square, la sede della borsa di Londra. All’altro capo della rete si trova invece il vero protagonista di questa storia. A causa di un resistente segreto bancario di lui non sappiamo quasi nulla, eccetto che risiede in un’isola dell’arcipelago delle Bahamas e che gode di aperture di credito illimitate da parte di svariate banche londinesi. Il nostro uomo alle Bahamas è uno speculatore di alto rango, un padrone dell’universo. L’ordine telematico rappresenta una operazione speculativa “ribassista”. <La sua scommessa è che si diffonda tra gli investitori un sentimento di sfiducia circa il valore futuro del debito dello Stato italiano. Lo speculatore punta cioè su un’ondata di vendite sul mercato secondario dei Buoni del Tesoro pluriennali (BTP) con scadenza marzo 2021 e, conseguentemente, su una caduta del loro valore corrente. La scommessa, attuata mediante “una vendita allo scoperto” funziona così. L’uomo delle Bahamas chiede un prestito alla banca di King William Street. Un prestito, si basi, non in denaro ma in titoli pubblici italiani, per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Per semplificare possiamo supporre che la somma pagata dallo Stato italiano per ogni titolo, alla scadenza, sia di 105 euro. I titoli, però, non sono destinati a rimanere a lungo nel portafoglio del nuovo proprietario. Vengono infatti rivenduti subito al prezzo di mercato corrente, supponiamo a 100 euro l’uno. Qui si innesta la scommessa: se lo speculatore delle Bahamas ha visto giusto, se cioè la sua previsione si rivela azzeccata, il dispiegarsi della crisi di fiducia verso lo Stato italiano determinerà ben presto un crollo del valore di mercato dei titoli. Supponiamo che l’operazione ribassista del nostro uomo non sia isolata, ma sia accompagnata da un numero considerevole di ordini di vendita da parte di altri speculatori. Una tale offerta in massa di titoli farà crollare il loro prezzo di mercato, che potrebbe ad esempio assestarsi sui 90 euro. A quel punto, l’uomo delle Bahamas non dovrà fare altro che dare ordine di ricomprare sul mercato la stessa quantità di titoli presa a prestito e “ricoprire lo scoperto”, ossia restituirli e saldare il proprio debito con la banca che li aveva erogati. Quest’ultima, in compenso lucrerà commissioni e interessi sul prestito concesso, supponiamo nella misura del 3%.

Riepilogo: il misterioso speculatore ha venduto un milione di titoli a un prezzo di 100 euro l’uno, ha quindi ricomprato una eguale quantità di titoli a 90 euro, e infine ha pagato alla banca 3 euro per ogni titolo scambiato. Risultato: il suo introito netto è di 7 euro per titolo, con un guadagno complessivo di 7 euro per titolo, con un guadagno complessivo di 7 milioni per lui e 3 milioni per la banca che lo ha supportato. La scadenza dell’operazione è a sette giorni ma, pagando una penale, il nostro uomo può anche aprire e chiudere l’inter operazione in appena sette minuti.

E’ da notare che il protagonista del nostro esempio ha operato in proprio. Al giorno d’oggi, in effetti, non molti possono permetterselo: George Soros, Warren Buffet e pochi altri. Più di frequente queste operazioni sono realizzati per conto di fondi speculativi come il gruppo Paulson, o di grandi banche d’affari come era la Lemanh Brothers e come è tutt’ora Goldman Sachs.

Bibliografia: “L’Austerità è di destra – E. Brancaccio”

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Fisionomia di un attacco speculativo: 1-3 l’introduzione – l’attacco al ribasso.

Da qualche tempo, banche d’affari e fondi speculativi d’oltreoceano si sono concentrati su un nuovo tipo di scommessa, operare al “ribasso” anziché al “rialzo”, il loro obiettivo è quello dell’affossamento dell’euro, temuto rivale del dollaro. Risale infatti all’aprile del 2010 la notizia di un’inchiesta avviata dal dipartimento di Giustizia americano per cercare di far luce sull’attività dei più importanti hedge funds del paese: Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital ecc…L’accusa è di aver concordato, nel corso di una cena organizzata da una piccola banca d’affari presso una dimora privata di Manatthan, una serie di attacchi speculativi simultanei contro l’euro. (vedi il link http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/27/grandi-hedge-fund-usa-vanno-all.html)

Ed è in effetti proprio dall’aprile del 2010 che la crisi della moneta unica europea ha iniziato a manifestarsi. Ma com’è possibile lucrare, nel volgere di pochi istanti, decine di milioni di dollari sulle difficoltà economico-finanziarie di una società quotata in borsa, di un comparto produttivo, di uno stato o, addirittura, di una enorme area valutaria come l’eurozona? E in cosa consiste, esattamente, la pratica “magica” sulla quale la speculazione pare fondata?

Bibliografia: “L’austerità è di destra – E. Brancaccio”

 

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Il bilancio dello stato non può essere gestito come il bilancio di una famiglia!

Mentre una famiglia che stringe la cinghia può essere certa che in questo modo ridurrà la propria esposizione finanziaria, un intero paese che riduce le spese

deprimerà la produzione e i redditi e alla fine potrà ritrovarsi ancor più invischiato nei debiti.

Anche per i più importanti economisti del mainstream, nonchè istituzioni come il Fondo monetario internazionale, le politiche di austerità applicate dagli stati

provocano le seguenti conseguenze:

  1. Riducono la capacità di spesa della popolazione
  2. Deprimono la domanda effettiva inducendo le imprese a ridurre la produzione e a licenziare
  3. L’occupazione e i redditi calano
  4. Come si è potuto osservare (in controtendenza con la teoria) calano i risparmi
  5. Le imprese rivedono i piani espansionistici diminuendo gli investimenti in mancchine, attrezzature e conoscenza
  6. L’effetto depressivo sui redditi renderà poi sempre più difficile il rimborso dei debiti

 

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il valore indotto della moneta

IL VALORE INDOTTO DELLA MONETA
di Giacinto Auriti

La moneta e’ una fattispecie giuridica. Due sono state infatti le definizioni date della moneta: valore creditizio e valore convenzionale. Poiche’ convenzione e credito sono fattispecie giuridiche, non v’ha dubbio che la moneta costituisca oggetto della scienza del diritto.

Da tale premessa discende che non si puo’ dare la definizione di moneta se non si da’ la definizione del diritto. Il diritto e’; uno strumento, perche’ e’ il risultato di una attivita’ creatrice dello spirito.

Poiche’ lo strumento e’ un oggetto che ha valore, non si puo’ definire il diritto (e quindi la moneta) se non si definisce il valore.

Il valore e’ un rapporto tra fasi di tempo. Cosi’ ad esempio una penna ha valore perche’ prevediamo di scrivere; quindi il valore e’ un rapporto fra il momento della previsione ed il momento previsto. La prima fase di tempo e’ il momento strumentale, che attiene all’oggetto, la seconda fase di tempo del valore e’ il momento edonistico, che attiene al soggetto.

Questo significa che il giudizio di valore e’ normale o fisiologico, quando si basa sul presupposto della concezione dualistica di filosofia della conoscenza, che distingue l’oggetto dal soggetto.

Su tali premesse si puo’ comprendere come la stessa <> adel diritto sia <. Cosi’ ad esempio la convenzione monetaria consiste nel rapporto tra il momento previsto del comportamento altrui e quello della previsione che realizza e causa il comportamento proprio. Ognuno e’ disposto infatti ad accettare moneta contro merce se prevede di poter dare a sua volta moneta contro merce. Lo strumento della convenzione consiste dunque in un fascio di rapporti tra fasi di tempo intersoggettivo, capace di determinare per induzione giuridica il valore indotto ed oggettivarlo come res nova nella moneta, causando la nascita di un bene reale oggetto di diritto di proprieta’. Da cio’ discende che, essendo la strumentalita’ prerogativa dell’oggetto, si verifica, in questa fattispecie, la <>.

La strumentalita’ del diritto ha vari modi di essere, a seconda delle differenti previsioni edonistiche, ossia del diverso scopo cui lo strumento giuridico e’ destinato.

Ci si spiega cosi’ perche’ i romani definivano il giudizio di valore corrispondente alla titolarita’ di un diritto con la parola <>:

animus domini, animus possidendi, animus detinendi, animus credenti, ecc.

Definita infatti la realta’ spirituale del diritto come dimensione del tempo poiche’ il tempo e’ l’<>che si pone come realta’ (secondo la formula Kantiana), esso consiste nella capacita’ in atto di ricordare, di prevedere, di constatare: cio’ che noi definiamo <>, <> e <>. Ecco perche’, per definire il diritto si parla opportunamente di previsione normativa. Una volta evidenziata la concezione normale e fisiologica del valore in quanto basata –come abbiamo detto–su una concezione dualistica di filosofia della conoscenza, si comprende come la patologia dei giudizi di valore si verifichi quando si muove dalla premessa del monismo hegeliano.

Per Hegel la realta’ altro non e’ che l’idea della realta’ (qui impropriamente si e’ parlato di <>, mentre giustamente Carmelo Ottaviano rileva che dovrebbe parlarsi di <>).

Una volta ridotta la realta’ all’<> e confuso conseguentemente l’oggetto col soggetto, sul piano della teoria del valore si fa coincidere il momento strumentale, oggettivo, con quello edonistico, soggettivo. Si realizza cosi’, per l’<> del momento edonistico con quello strumentale, la personificazione dello strumento. Nasce la cosiddetta soggettivita’ strumentale o strumento personificato, che e’ un vero e proprio fantasma giuridico: quello che noi oggi chiamiamo persona giuridica. Ebbene tutte le scuole di diritto societario che hanno trattato della soggettivita’ strumentale, hanno considerato tutto, tranne la cosa pi’u’ importante: la societa’ ‘strumentalizzante.

Poiche’ non e’ concepibile uno strumento senza chi lo adoperi, la soggettivita’ strumentale presuppone necessariamente la societa’ strumentalizzante. Una volta ridotta –per l’immanenza hegheliana– la societa’ a concetto senza contenuto umano, a vuoto fantasma giuridico, cioe’ a strumento, si deve presupporre la societa’ strumentalizzante. Essa ha necessariamente un’etica economicistica, perche’ di uno strumento ci si serve: e’ ridicolo pretendere di servirlo.

Lo scopo della predisposizione di un fantasma giuridico sta nel fatto di attribuirgli il momento edonistico dei valori giuridici, cioe’ essenzialmente la proprieta’, in modo da consentire alla societa’ strumentalizzante la mostruosa possibilita’ di rappresentare la collettivita’ sociale nel momento edonistico del valore. Sarebbe come dire–assumendo come parametro l’apologo di Menenio Agrippa–che, mentre il popolo assume la funzione di avere fame, il governo assume quella di mangiare in rappresentanza del popolo. Ecco perche’ la soggettivita’ strumentale e’ uno strumento intrinsecamente perverso. Con le soggettivita’ strumentali comandano i peggiori perche’, per quanto sopra detto, si e’ ineluttabilmente condizionati da un’etica economicistica, che contrappone al principio del conviene essere giusti, quello del e’ giusto cio’ che conviene.

La leggenda del Golem, il fantoccio di pezza, che vive dopo che il sacerdote gli pone sulla fronte le lettere dell’alfabeto e che causa la rovina della citta, costituisce la mirabile intuizione mitica di questa verita’.

Oggi il mondo e’ pieno di fantasmi, e non a caso stiamo vivendo tempi di decadenza in un regime di patologia giuridica.

Una volta dimostrato che, con la soggettivita’ strumentale, si e’ realizzata la trasposizione del momento edonistico dei valori giuridici dalla persona umana alla persona giuridica e per essa, alle societa’ strumentalizzanti, poiche’ la proprieta’ e’ godimento giuridicamente protetto dei beni, si comprende come la persona giuridica sia servita ad espropriare la collettivita’ a favore delle societa’ strumentalizzanti. In questo senso, capitalismo di stato e capitalismo privato convergono sul comune denominatore della utilizzazione della soggettivita’ strumentale. Come nello stato socialista la proprieta’ e’ del fantasma stato e non dei cittadini, cosi’ nella societa’ anonima o nella multinazionale, la proprieta’ e’ della societa’ fantasma e non del socio.

Mammona, che in aramaico significa denaro, altro non e’ che la societa’ anonima ante litteram. Mancando infatti il concetto di persona giuridica, l’unico concetto di persona, diversa dalla persona umana, disponibile nella cultura del tempo, era la divinita’ che fu appunto strumentalizzata per espropriare la collettivita’ dei valori monetari.

La moneta ha valore perche’ e’ la misura del valore. Poiche’ ogni unita di misura ha la qualita’ corrispondente a cio’ che deve misurare, come il metro ha la qualita’ della lunghezza perche’ misura la lunghezza, cosi’ la moneta ha la qualita’ del valore perche’ misura il valore.

Per questo motivo il simbolo monetario non e’ solamente la manifestazionene formale della convenzione monetaria, ma anche il contenitore del valore indotto ed incorporato nel simbolo: quello che noi chiamiamo potere d’acquisto.

Nella moneta si verifica una fattispecie analoga a quella dell’induzione fisica. Come nella dinamo si trasforma energia meccanica in energia elettrica, cosi’ nella moneta si trasforma il valore di una convenzione, di un fumus juris, in un bene reale oggetto di diritto di proprieta’. L’ostacolo di fronte al quale tutti i monetaristi si sono trovati basa sull’errore iniziale di non aver definito la moneta come fattispecie giuridica e lo stesso diritto come strumento o bene esso stesso: come espressione cioe’ di un valore proprio diverso da quello del bene oggetto del diritto.

Su questo equivoco iniziale si e’ preteso di giustificare il valore monetario sulla base della riserva d’oro, confondendo e spacciando sotto la parvenza di valore creditizio il valore indotto, ossia configurando la moneta come titolo di credito rappresentativo dell’oro.

Questa tesi e’ clamorosamente errata perche’ basata su una concezione materialistica del valore. Quando si parla dell’oro si concepisce il cosiddetto valore intrinseco come una proprieta’ del metallo. Anche l’oro ha valore non perche’ sia tale, ma perche’ ci si e messi d’accordo che lo abbia. In breve anche il valore intrinseco altro non e’ che valore indotto. Siccome questo metallo e’ stato considerato tradizionalmente come simbolo monetario, per consuetudine gli e’ stato attribuito il valore indotto. Cio’ significa che anche l’oro ha valore per il ‘semplice fatto che ci si e’ messi d’accordo che lo abbia. Poiche’ la convenzione e’ una fattispecie giuridica ed ogni unita di misura e’ convenzionalmente stabilita, la materia prima per creare moneta e’ esattamente la medesima che serve per creare fattispecie giuridiche, e cioe’ spazio e tempo; tempo che e’ la previsione normativa, ovvero il giudizio di valore corrispondente alla titolarita’ del diritto e spazio che e’ la materia con cui si manifesta (la cosiddetta forma del diritto). Questo elemento materiale puo’ essere l’oro o qualsiasi altro simbolo di costo nullo, come carta ed inchiostro. Questo aspetto della irrilevanza del valore della merce con cui il simbolo monetario si manifesta, e’ acutamente rilevato da un monetarista attento: il Nussbaun, il quale nell’analizzare la storia monetaria delle colonie americane, rileva che quando delle merci venivano accettate come moneta, si verificavano contestualmente due fenomeni: aumentavano di valore e la merce di cattiva qualita’ acquistava lo stesso valore di quella di buona qualita’. Ci si puo’ spiegare questo fenomeno con un esempio: se noi abbiamo in tasca due banconote una nuova e l’altra logora, per noi hanno lo stesso valore. Cosi’ avveniva anche ad esempio per le pelli di castoro usate appunto come moneta.

Da cio’ si evince che il valore della merce utilizzata come simbolo monetario e’ del tutto irrilevante. Tanto e vero che se io compro oggi una sterlina d’oro al prezzo di duecentomila lire, scambio il simbolo aureo con due pezzi di carta, cioe’ con <> del valore di poche lire. Questo prova che anche l’oro altro non e, come tutte le monete, che una fattispecie giuridica.

E’ gran tempo ormai che si esca definitivamente dall’equivoco di spacciare sotto la parvenza di valore creditizio il valore monetario.

Per comprendere le differenze fondamentali tra moneta e credito basta muovere dalle seguenti considerazioni:

* 1) il credito si estingue col pagamento, la moneta continua a circolare dopo ogni transazione, perche’, come ogni unita di misura e’ un bene ad utilita’ ripetuta;

* 2) nel credito, come in ogni fattispecie giuridica, prima si vuole il precetto normativo e poi lo si manifesta; nella moneta, prima si crea la manifestazione formale, cioe’ i simboli monetari e poi le si attribuisce il valore all’atto dell’emissione. Chi crea il valore della moneta non e’ infatti chi la emette, ma chi l’accetta. Come nell’induzione fisica nasce l’energia elettrica con la rotazione degli elettrodi, cosi’ nell’induzione giuridica nasce il valore monetario all’atto dell’emissione cioe’ quando inizia la fase dinamica della circolazione della moneta;

* 3) il valore del credito e’ causato dalla promessa del debitore, come avviene nella cambiale in cui l’emittente e’ il debitore. il valore della moneta e’ causato dall’accettazione del primo prenditore perche’ egli sa, come membro della collellettivita’ nazionale, che gli sara’ accettata da tutti i partecipi della convenzione monetaria, cioe’ dalla collettivita’ che crea appunto per questo il valore indotto della moneta;

* 4) il valore del credito e’ sottoposto al rischio dell’inadempimento. il valore monetario e’ attuale e certo perche’ per l’induzione giuridica la moneta, pur essendo un ben immateriale, e’ un bene reale oggetto di diritto di proprieta’. Poiche’ il valore del titolo di credito e’ causato dalla promessa del debitore, sottoscrivendo il simbolo monetario sotto la parvenza di una falsa cambiale, il Governatore della Banca Centrale induce la collettivita’ nel falso convincimento che sia lui stesso a creare il valore monetario. In tal modo la Banca Centrale non solo espropria ed indebita la collettivita’ nazionale del suo denaro, ma pone le premesse–come vedremo per usurpare tramite la sovranitqa’ monetaria la stessa sovranita’ politica.

Nella relazione al disegno di legge sul conto intrattenuto dal Tesoro presso la Banca d’Italia varata dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio 1993, e’ contenuta una preziosa dichiarazione, rara per la sua brevita’ e per il suo contenuto di verita’ scandalosa.

<>–recita la relazione–<>. Dunque:

* 1) Esistono delle risorse che non sono di chi se ne appropria, altrimenti sarebbe impossibile appropriarsene.

* 2) Normalmente non dovrebbe essere consentito a nessuno di <> di risorse altrui e non solamente agli <>, mentre invece cio’ deve essere consentito solamente alle Banche Centrali ed alla Banca Centrale Europea (che avrebbero cosi’ per legge la licenza di rubare>>).

* 3) L’oggetto del furto dovrebbe consistere in un <> ossia nelle <> delle banconote (<>) che come tali non dovrebbero avere alcun valore. Il valore di un debito e’ infatti causato dalla sua esigibilita’. Ed altro e dire che e’ inesigibile perche’ il debitore non <> pagare, altro e’ direu’come nel nostro caso’u'che e’ inesigibile perche’ il debitore (cioe’ la Banca Centrale) ha per legge la garanzia di non pagare.

Se fosse vera questa tesi, siccome il debito inesigibile e’ uno strumento inutile, le Banche Centrali non ruberebbero nulla. Ma se questa tesi fosse vera, per noi dovrebbe essere indifferente avere denaro in tasca o non averlo. Quando poi si conclude col definire il <> come <>, si esclude che possa essere <>. La moneta infatti, come bene reale, puo’ essere oggetto di debito (e di credito), non <> essa stessa.

Una volta dimostrato che la moneta ha valore indotto causato dalla convenzione sociale, approfittando della circostanza che l’emissione della cambiale e’ prerogativa del debitore, le Banche Centrali apparendo come debitori di false cambiali, si sono arrogate il potere di esercitare <> per <> monetarie, ossia del valore indotto creato dalle collettivita’ nazionali con il risultato di espropriare ed indebitare le collettivita’ nazionali del loro denaro, senza contropartita. E’ questa la grande usura intuita da Ezra Pound.

Poiche’ i valori monetari sono creati dalla collettivita’, la moneta all’atto dell’emissione va emessa <> e non <>. E poiche’ trasformare un credito in un debito consolida il reato di truffa, l’8 marzo 1993 a conclusione di un convengno sulla grande usura, noi abbiamo denunciato per i reati di truffa ed associazione a delinquere il Governatore pro tempore della Banca d’Italia dott. Azelio Ciampi. Pur ammettendo la sussistenza del solo elemento materiale dei reati contestati e la mancanza di dolo, (e cio’ vale per il passato), per il futuro si impone l’assoluta inderogabile necessita di colmare una intollerabile lacuna legislativa e stabilire che la moneta all’atto dell’emissione va dichiarata di proprieta’ dei cittadini.

Forse con la scoperta della grande usura e’ nata–dopo il cristianesimo –la pi— grande rivoluzione di tutti i tempi.

Il dottor Ettore Torri, Procuratore generale aggiunto della Procura della Repubblica di Roma, ha convenuto che qui sussisterebbero gli estremi dell’elemento materiale della truffa, mancherebbe l’elemento psicologico del dolo. Forse ha inteso con cio’ dire che Le Banche Centrali avrebbero raggiunto un tale grado di professionalita’ della truffa da aver consolidato il convincimento di avere il diritto di farla.

http://www.youtube.com/watch?v=mM4D3p6xWBY
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Keynes e l’International Clearing Union (Camera di Compensazione internazionale)

Il testo scritto da Keynes nel 1943, dal titolo Proposal for an International Clearing Union rappresentò la posizione della Gran Bretagna alla conferenza che ridisegnò la governance economica mondiale nel secondo dopoguerra (Bretton Woods). Il piano consisteva nell’istituzione di un organismo sovranazionale chiamato International Clearing Union (ICU) con potere di controllo sui tassi di cambio e sul commercio internazionale. Il funzionamento del sistema, definito da Keynes stesso simile a quello di una banca, offriva una cornice all’interno della quale gli stati membri sarebbero stati in grado di correggere gli squilibri commerciali, siano essi surplus o deficit, in maniera tale da mantenere il livello della domanda aggregata internazionale vicino al suo potenziale.
Il piano Keynes prevedeva innanzitutto l’entrata in funzione di un sistema multilaterale di cambi fissi ma aggiustabili, ancorati ad una valuta utilizzabile solo per gli scambi internazionali chiamata bancor, a sua volta ancorata ad una quantità fissa ma non inalterabile di oro. Le nazioni avrebbero quindi detenuto presso l’ICU un credito o un debito, a seconda dei casi, denominato in bancor. Compito dell’ICU sarebbe stato quello di gestire una efficiente allocazione internazionale del credito tra nazioni debitrici e creditrici, nonché prevenire l’accumulazione di crediti o debiti eccessivi con misure adeguate a riportare il commercio internazionale in equilibrio. Ad ogni nazione sarebbe data la possibilità di incorrere in deficit o surplus (denominato in bancor) presso la Clearing Union stesso in rispetto a delle “quote” assegnate da un Governing Board centrale, stabilite sulle base del volume medio del commercio degli anni precedenti ma suscettibili di aggiustamenti. In caso di deficit superiore di un quarto alla quota prestabilita, in accordo con il Governing Board, la nazione avrebbe proceduto alla svalutazione della propria valuta. In caso di deficit superiore alla metà della quota, il Board avrebbe potuto richiedere l’adozione di una o più delle seguenti misure: svalutazione della divisa nazionale, controllo dei capitali in uscita, saldo del debito con trasferimento di oro o altre riserve. In caso di superamento di tre quarti della quota, qualora considerato insostenibile, il Board avrebbe dichiarato il paese in default, subordinando di fatto l’accesso al credito della Clearing Union alla discrezione del Board stesso. In caso di surplus invece il paese avrebbe deciso in accordo con il Governing Board per una delle seguenti misure: l’espansione del credito e della domanda nazionale, la rivalutazione nei confronti del bancor della propria divisa, la riduzione di tariffe o dazi che potessero scoraggiare le importazioni, prestiti internazionali mirati. Keynes stesso dedicò particolare attenzione a chiarire come il funzionamento della Clearing Union non rappresentasse un ostacolo all’espansione dell’economie più forti. Al contrario, grazie alla gestione multilaterale di debiti e crediti operata dall’ICU, un paese sarebbe stato in grado di accumulare un surplus di bancor, nei limiti stabiliti dall’istituzione, senza che alcun paese creditore avesse visto la propria domanda di export diminuire. In assenza di tale istituzione i paesi debitori avrebbero prima o dopo esaurito i mezzi di pagamento delle loro importazioni, riducendo così la domanda di beni dalle nazioni creditrici.
In sostanza, la forza dell’ICU risiedeva nella capacità di mantenere una pressione espansionista sul commercio mondiale grazie alla condivisione tra gli stati membri degli oneri e dei rischi del sistema di scambi internazionali. Come scrisse lo stesso Keynes: “La sostituzione di un meccanismo di credito con uno di accumulazione, potrebbe ripetere in campo internazionale lo stesso miracolo già compiuto a livello nazionale, trasformare la pietra in pane”.
Seguendo questo esempio Troost elabora una proposta che combina alcuni aspetti storici dell’International Clearing Union di Keynes alla corrente situazione europea. Innanzi tutto è fondamentale riconoscere come la responsabilità verso il futuro della moneta unica spetta alla nazioni con deficit tanto a quelle con surplus commerciale. Piuttosto che il Patto di stabilità e crescita e delle norme per contenimento della spesa pubblica occorre definire dei limiti per gli squilibri di conto corrente, ad esempio nel breve periodo una soglia del 3 per cento del PIL di ciascun paese, sia esso in avanzo o disavanzo. Nel lungo periodo inoltre dovrebbero essere imposte della sanzioni, seppur minime, che colpiscano proporzionalmente gli accumuli eccessivi di avanzi commerciali. I soldi così raccolti dovrebbero finanziare un fondo per il mantenimento degli equilibri commerciali senza tuttavia configurarsi come un sistema repressivo o penalizzante. Le nazioni con surplus dovrebbero inoltre presentare entro un tempo massimo al Consiglio e al Parlamento europeo il programma di policy che intendono attuare per aumentare la domanda aggregata nazionale e correggere gli squilibri commerciali. Questo è il caso della Germania oggi. Per difendere gli interessi dell’area comunitaria, la Repubblica federale – Troost conclude – dovrebbe riorientare la propria strategia di sviluppo dal quella basata sulle esportazioni a un modello di crescita basato sulla domanda interna, abbandonando l’idea dell’austerità e riguadagnando così stima e fiducia tra i partner europei. Oggi la politica monetaria non è più uno strumento di politica economica efficace; soltanto un maggior coordinamento delle politiche fiscali europee si potrà salvare il progetto della moneta unica, dell’Europa comune e del messaggio di pace che rappresenta, come riconosciuto dall’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2012. Sta quindi alla Germania riconoscere il proprio ruolo nella crisi europea e lanciare l’iniziativa per quelle riforme che possano dare a questo progetto un nuovo futuro.

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