COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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L’evoluzione del denaro durante il capitalismo antico

Per comprendere come:

Usura e speculazioni non sono un fenomeno circoscritto ai giorni di oggi, anzi, sono un fenomeno strutturale che esiste perché esiste la moneta, quindi sono un effetto collaterale di un sistema finanziaro congegnato sul denaro.   

L’invenzione della moneta, l’avvento del mercato e la produzione per l’eccedenza e non più solo per il consumo, la comparsa dello spirito del profitto, han fatto definire quello che va dal VII secolo avanti Cristo al II secolo dopo Cristo come il periodo del “capitalismo antico” in quei nove secoli la logica del capitale rimase ad uno stadio embrionale rispetto agli sviluppi che ha avuto in seguito. A coniare la prima moneta si vuole che sia stato Gige, re della Lidia e fondatore della dinastia Mermnade, progenitore di Creso, si tratta dell’elektron, una combinazione di oro e argento. Nella Grecia vera e propria la moneta fu coniata nel 630 a.C. Ad Atene venne introdotta una trentina di anni più tardi, era l’obolo una moneta d’argento di piccolo taglio. Solo nel III secolo a.C. si comincia a notare nel commercio internazionale di cereali l’affermarsi dei meccanismi propri del libero mercato: l’offerta si sposta a seconda della domanda e della scarsità e i prezzi vengono determinati di conseguenza. A Roma e nell’Italia centrale la moneta arrivò solo alla fine del IV secolo così come in Gallia e nell’Africa del Nord.

Con la moneta arriva il capitale, la ricchezza, da statica che era, diventa dinamica, la si investe per procurarsi altra ricchezza, prima era statica veniva utilizzata prettamente a scopo di tesaurizzazione e di esibizione, per essere dilapidata e distrutta a maggior gloria di chi la possiede o come nel caso degli imperi orientali, per essere redistribuita (…e questi sarebbero i trogloditi). E’ un mutamento favorito da una questione tecnico strutturale propria del sistema denaro, quando i beni sono scambiati in natura è molto complicato calcolare i saldi, costruire fondi, speculare sul futuro; il denaro agevola questi processi, col denaro compare così la sua prole, l’interesse, anzi l’usura perché in quei primi tempi non si fa differenza chiamandosi usura qualunque remunerazione del capitale prestato.

Nella società tribale il prestito non esiste, nemmeno a titolo gratuito, è la stessa struttura di tali società che lo rende improponibile. All’interno dei can, delle tribù, le cose passano di mano secondo certe linee parentali e sarebbe addirittura obbrobrioso chiederne la restituzione. All’esterno della comunità il sistema del dono esclude il prestito, anche gratuito. Nell’età del bronzo appare per la prima volta nelle società rurali, il prestito gratuito. Si da al vicino ciò di cui ha bisogno ma si attende la restituzione se non della stesa cosa di un’altra cosa di valore equivalente.  Il prestito a interesse prende piede con le civiltà urbane degli antichi imperi. I primi a utilizzarlo furono a quanto pare, i Sumeri, Ittiti ed Egizi, anche se era operato esclusivamente dallo Stato e si inseriva nella sua politica di redistribuzione e pianificazione. Così se il tasso normale a Babilonia variava tra il 20 e il 33%, per i sudditi più poveri e bisognosi erano invece previsti prestiti a tasso zero. Rimase comunque una cosa circoscritta.

E’ con l’invenzione della moneta che si aprono le porte all’usura. In Grecia nel VII sec. a. C. è praticato in maniera illimitata e incontrollata da piccoli e grandi usurai. I tassi variano, a seconda delle operazioni dal 10 al 33%. Mentre nella Grecia classica non trovò ostacoli, in tutte le altre parti del mondo la comparsa dell’usura sistematica, fu uno choc difficile da assorbire. Cominciò una lotta immane all’interesse e al concetto, ritenuto perverso che il denaro, cosa inanimata per eccellenza potesse produrre, altro denaro. D’apprima Roma non accettò il prestito ad interesse ma in seguito alla sua enorme crescita urbana, avvenuta in seguito alle vittore sui cartaginesi, le cose cambiarono e Roma divenne la società più materialista del mondo antico.

Col denaro e l’usura irruppero anche molte attività finanziarie prima sconosciute o circoscritte: mutui, ipoteche, depositi a interesse, prestiti su pegno, cambi di valute. Nacquero le prime tipologie di banche che non erano durante il capitalismo antico istituti di credito specializzati alla concessione/ricezione di prestiti ad interesse, ma erano piuttosto dei cambiavalute, figura diventata indispensabile dopo l’introduzione della moneta coniata a seguito del numero elevato di monete emesse sia da Stati diversi che all’interno dello stesso Stato. Le prime vere banche cominciarono a funzionare invece solo dal IV secolo a.C in poi,  la differenza rispetto ad oggi, è che la banca anche quando aveva impiegati si identificava sostanzialmente con la persona del titolare, era lui solo ad avere credito presso i depositanti e i finanziatori, essendo estraneo in quei tempi il  concetto del “buon nome” della ditta nel suo complesso. Se il banchiere moriva senza che si fosse già affermato un successore, la banca, quasi sempre, falliva in breve tempo. I profitti del banchiere erano notevoli e andavano dal 20 al 40% annuo sul capitale investito.

A partire dal VII secolo a.C. e quindi in perfetta coincidenza con la nascita della moneta coniata, si era affermata la figura del mercante privato che a fini di guadagno individuale, specula sulla differenza di prezzo fra il momento dell’acquisto e quello della vendita. E con il mercante, il mercato ed il denaro nacquero le truffe ai danni soprattutto della povera gente.

La truffa più semplice era quella di barare sul peso sul contenuto delle monete. Ma la truffa più insidiosa e più nascosta fu rappresentata dal costituirsi di un regime di doppia moneta: una forte a disposizione dei mercanti e una debole usata dalla gente comune. Il mercante così pagava i prodotti dei contadini con la moneta debole e faceva i suoi affari all’estero con la moneta forte. Tuttavia questo fenomeno durante il capitalismo antico era ammorbidito dalla circostanza che il libero mercato su base monetaria era piuttosto limitato.

Per concludere si comprende come (svalutazioni, regime della doppia moneta, diversa prontezza nell’impadronirsi di questo inedito strumento) si comprende facilmente come l’introduzione del denaro (moneta coniata), arricchì in maniera strepitosa alcuni individui impoverendo la stragrande maggioranza della popolazione.  Secondo Haichelheim per il periodo che va dall’introduzione della moneta alle conquiste di Alessandro Magno (334-325 a.C.) non si verificò alcun miglioramento rilevante del tenore di vita degli schiavi e dei ceti bassi e medi che anzi si abbassò.

Biliografia usata:

Massimo Fini: Il denaro sterco del demonio

K.Polany: La sussistenza dell’uomo

F.M. Heichelheim: Storia economica del mondo antico

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