COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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Un esempio di equilibrio e crescita: L’unione Europea dei pagamenti

Unione economica dei pagamenti:

Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale il problema fondamentale dei pagamenti internazionali era legato da quello che veniva chiama dollar shortage, ossia come una cronica mancanza di dollari sofferta dalle economie di tutto il mondo e in particolari dalle economie europee. L’Europa in particolare per la ricostruzione aveva una necessità di beni di consumo e mezzi di produzione, ma a causa di questo problema non poteva finanziare gli acquisti. La possibilità di pagare le importazioni con i proventi delle esportazioni si è trovata compromessa dalla perdita dei mercati di sbocco coloniali e dallo smantellamento della produzione civile che ha comportato una minore competitività rispetto agli Stati Uniti. L’unica fonte di finanziamento per le più ingenti importazioni di beni di prima necessità, era costituito dalle riserve auree e valutarie dei paesi europei, anche se ben presto esaurirono. Insomma, i paesi europei non solo nel commercio con gli Stati Uniti, ma anche con tutto il resto del mondo non avevano più moneta e avevano bisogno di credito.

Accordi Bilaterali.

I paesi per farsi credito utilizzarono dapprima accordi bilaterali tra il paese debitore e il paese creditore. Tale rapporto si costituiva con un trasferimento di merci (Dal secondo al primo) e si chiudeva solo con un trasferimento equivalente in direzione inversa. Il primo accordo di scambio bilaterale di questo tipo viene siglato durante la guerra nell’ottobre del 1943, fra i governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Sull’arco dei successivi quattro anni vengono siglati 400 accordi bilaterali. Vennero paragonati al baratto, ma il problema di questi accordi era che mancava un’unità di misura per gli scambi oltre frontiera. Per questo motivo il pagamento doveva avvenire in più fasi: gli importatori pagavano la somma dovuta in valuta nazionale alla propria banca centrale, mentre gli esportatori ricevevano l’importo corrispondente dalla propria banca centrale e nella propria valuta, tali operazioni davano luogo a debiti e crediti fra le due banche centrali, che venivano compensati periodicamente. E’ evidente che tali accordi bilaterali avevano diversi limiti, ma il peggiore di tutti era che non imponevano a ciascun paese di mantenere una bilancia commerciale in pareggio nei confronti di un altro.

Piano Marshal.

Dal momento che l’Europa non aveva sufficiente moneta per finanziare il commercio transatlantico, il Piano Marshal fu una risposta concreta a questa esigenza. I dollari concessi dal piano ai paesi europei dopo il 1947 furono destinati a finanziare le importazioni dagli Stati Uniti e al contempo riattivarono il commercio europeo. Ma dopo un anno dal piano Marshal, la destinazione dei fondi diviene oggetto di aspre divisioni e nel frattempo gli aiuti concessi non risollevano in maniera apprezzabile la crescita del commercio europeo.

Unione Europea dei Pagamenti.

Si inizia ad intuire che la ripresa del commercio europeo non richiede iniezioni di liquidità sotto forma di dollari, dal momento che possono essere messi a riserva (come è di fatto avvenuto) e cessare di circolare, ma si comprende che è necessario istituire un sistema che funzioni anche senza liquidità.

Nasce nel 1949 l’Unione Europea dei Pagamenti che supera i limiti degli accordi bilaterali e sposta da un giorno all’altro l’intera struttura dei regolamenti intra-europeai da una base bilaterale a multilaterale. In sostanza essa prevede che che ciascun paese abbia invece che tanti conti bilaterali quanti sono i suoi partner commerciali, in cui registrare separatamente debiti e crediti, un unico conto presso una camera di compensazione centralizzata (clearing house) in cui la sua posizione venga registrata come posizione netta nei confronti della camera stessa. I saldi vengono calcolati mensilmente, all’aumentare del suo debito il paese debitore è tenuto a pagare in oro una frazione crescente del proprio saldo negativo, specularmente, all’aumentare del suo credito ciascun paese ha diritto al pagamento in oro di una frazione crescente del suo saldo positivo. Le regole dell’Unione prevedevano che il saldo attivo o passivo di ciascun paese non dovesse superare la quota stabilita, i paesi che la superavano dovevano pagare in oro l’intera eccedenza. In questo modo il sistema impediva squilibri sia a credito che a debito e convergeva verso il pagareggio, anzi quest’ultimo era l’unica posizione economicamente ammissibile sia per i debitori che per i creditori. In un sistema finanziario che impone il pareggio la liquidità non è necessaria.

Grazie a queste disposizioni l’Unione Europea dei pagamenti riesce dove ogni piano precedente aveva fallito, realizza la compensazione multilaterale e intertemporale del commercio europeo, una crescita straordinaria della produzione trainata dalle esportazioni in particolare di Germania e Italia e la liberalizzazione del commercio non solo tra i paesi europei, ma anche con paesi terzi (Stati Uniti). L’Unione dei pagamenti venne chiusa nel 1958, non perchè aveva funzionato male, ma perchè aveva raggiunto lo scopo per cui era stata istituita, riattivare il commercio europeo, riequilibrare la bilancia dei pagamenti e tornare fissare fra i paesi europei un tasso di cambio stabile per le proprie valute istituito a Bretton Woods. Quello che ci fu dopo all’unione europea dei pagamenti è ciò che ho raccontato in questa mezz’ora, con l’Unione il credito era concesso liberamente, ma sempre in vista della compensazione o del rimborso, garantito dal processo di clearing, con il sistema finanziario nato dalle ceneri dell’Unione il credito assume la forma di una crescita senza restrizioni ne limiti di una liquidità internazionale, costituita da saldi in dollari che non saranno più riassorbiti.

L’Unione economica dei pagamenti è stato il principale esempio storico (della storia contemporanea) di una istituzione volta a promuovere un comportamento economico virtuoso da parte di tutti i suoi partecipanti. Non fondandosi sulla liquidità, al suo interno, la quantità di moneta non gioca alcun ruolo, il credito, inteso come anticipazione concessa come condizione necessaria per poter lavorare, produrre e scambiare, non dipende dalla disponibilità di una quantità di moneta preventivamente accantonata, ma dall’apertura di uno spazio in cui sia possibile dare e chiedere credito. La compensazione multilaterale all’interno di una stanza di compensazione realizza il fine della finanza di cui parlavo all’inizio, infatti, la stanza stessa, la clearing house, funge da garante dell’incontro tra creditori e debitori dando respiro e slancio all’economia.

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