COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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Piccola storia della liquidità

Storia della liquidità.

La liquidità ha anch’essa una storia e un punto d’inizio: la liquidità intesa come liberalizzazione dei movimenti di capitale a livello internazionale e come aumento potenzialmente illimitato della quantità di denaro disponibile per quei movimenti, avviene a partire dalla metà degli anni settanta. La possibilità della creazione di subprime nasce qui. E la migliore prova è il fatto che la crisi dei subprime non è l’unica del suo genere. Molte altre bolle e crisi hanno costellato questo periodo con una frequenza senza precedenti (crisi del debito sudamericano, crisi bancarie e valutare del sud est asiatico). A partire dalla fine degli anni 70 il volume dei movimenti di capitale, in particolare verso i paesi in via di sviluppo è aumentato in maniera esponenziale. Anche questo fenomeno può essere descritto nei termini di un incremento delle possibilità di accesso al credito per soggetti appartenenti in questo caso a paesi o aree geografiche o settori economici, precedentemente esclusi dai circuiti finanziari internazionali. Si potrebbero chiamare subprime borrowers planetari. Così come negli anni 90 la cartolarizzazione dei mutui ha consentito di convogliare una quantità di denaro senza precedenti verso la periferia delle metropoli americane, allo stesso modo negli anni 70 e 80 la liberalizzazione dei movimenti di capitale e l’integrazione crescente dei mercati finanziari ha consentito di dirigere volumi impressionanti di investimento verso la periferia del mondo.

Alla volatilità dei movimenti di capitali gli investimenti di portafoglio hanno contribuito più che gli investimenti diretti. La differenza fra i due tipi di investimento corrisponde alla differenza fra mutuo cartolarizzato e un mutuo tradizionale. Al pari del mutuo tradizionale l’investimento diretto vincola creditore e debitore per un periodo lungo e definito. Al pari del mutuo subprime l’investimento di portafoglio avviene attraverso l’acquisto di titoli che possono essere rivenduti in qualunque momento sul mercato, ed è quindi concesso in ragione della liquidità dei titoli e dei possibili guadagni in conto capitali derivanti dalla loro vendita. Al pari dei subprime possono essere ritirati con la stessa rapidità con cui sono stati concessi. Il rapido afflusso e deflusso dei capitali (favoriti dalla liquidità degli investimenti) sono stati alla base delle bolle e successive crisi che hanno colpito i cosiddetti paesi emergenti sull’arco degli ultimi decenni: Messico (1995), Sud Est Asiatico (1997), Russia e Brasile (1998), Turchia e Argentina (2001). Quest’apparente successione di cicli che si è intensificata nel corso degli ultimi trent’anni può essere vista come un’unica onda prodotta dall’abbondante liquidità che, cercando le opportunità di investimento più redditizie sui mercati finanziari globali affluiva su un mercato gonfiandone i corsi e attraendo nuovi investimenti, per poi defluirne più repentinamente e inondare altri mercati, preparando le crisi successive. Proprio la rescissione del rapporto fra creditore e debitore, che sta alla base degli investimenti di portafoglio così come dei titoli cartolarizzati ha consentito questi rapidi spostamenti di denaro. A questo punto è necessario chiedersi da dove deriva tutta questa massa di liquidità internazionale? O meglio da dove proviene la sovrabbondanza di denaro che pur di trovare un impiego remunerativo è costretta a cercare opportunità di investimento inventando sempre nuovi mercati subprime in tutto il mondo? La risposta è molto semplice, il denaro proviene da chi lo produce e nei moderni ordinamenti la creazione di moneta è soggetta ad un regime di monopolio. La fonte prima della liquidità viene dalla banca centrale. La crisi corrente è emblematica ed è stata l’espansione monetaria attuata dalla Fed in seguito alla crisi della new economy con il deliberatoo intento di attuarne gli effetti depressivi a favorire quell’abbondanza di liquidità che ha finito per cercare sbocco nei mutui subprime. E non è un episodio eccezionale, la politica espansiva in funzione anticiclica è stata una costante della fed negli ultimi venti anni. Dalla prima crisi del 1987, passando per la crisi del debito russo e brasiliano, i timori connessi con il passaggio al nuovo millennio e con l’attacco alle torri gemelle. Greenspan ha sempre cercato con manovre espansive di prevenire le possibili flessioni del mercato. Le iniezioni di liquidità agivano come iniezioni di ottimismo. Il modo in cui le autorità politiche monetarie hanno fatto si che si superassero le crisi precedenti hanno creato le condizioni per le crisi in corso. Le stesse istituzioni che dovrebbero presiedere alla stabilità della moneta e quindi dei rapporti fra creditori e debitori a catalizzare la trasformazione del rischio di credito in rischio di liquidità. Prova ne sia il fatto che negli USA l’intervento attraverso i fondi di emergenza non ha avuto lo scopo di rendere solvibili i debitori ma di dare liquidità ai titoli rappresentativi dei loro debiti. I 700 miliardi del piano Paulson sono stati stanziati dal governo non per aiutare le famiglie in difficoltà ma per aiutare i titoli in difficoltà a ritrovare la propria liqudità. Entrambe le opzioni erano sul tavolo: il congresso era favorevole alla prima, ma si è scelta la seconda per l’opposizione del governato della Fed Bernake e del segretario del Tesoro Paulson i quali erano contrari all’utilizzo del danaro pubblico per aiutare i debitori. E’ prevalsa così l’idea che l’intervento dello stato non fosse giustificato per permettere ai debitori di pagare i loro debiti, ma che fosse invece pienamente giustificato per consentire loro di non pagarli. Non è stata una scelta contro lo stato e a favore del mercato come vuole la retorica, al contrario stato e mercato sono accomunati come i destinatari di fondi potenzialmente illimitati per assicurarne il funzionamento. Gli unici debitori troppo grandi per fallire sono lo stato e il mercato finanziario, infatti la banca centrale offre soccorso al mercato tramite i piani di salvataggio del governo così come supporta la stato tramite il mercato ossia con operazioni sul mercato aperto. Proprio perchè avvengono in questa forma ossia attraverso l’acquisto sul mercato aperto di titoli di stato, i prestiti delle banche centrali non hanon lo scopo di consentire ai governi di pagare i loro debiti, ma di dare liquidità ai titoli che li rappresentano. Da dove proviene la capacità delle banche centrali di prestare senza limite? Essi sono prestatori in ultima istanza, a loro non presta nessuno, creano moneta dal nulla con un fiat quindi non hanno bisogno di prenderle a prestito. La banca centrale è quel soggetto giuridico che ha la facoltà di non pagare i propri debiti, facendoli circolare come moneta, dunque sono i propri debiti che la bana centrale riesce a rendere irredimibili in orza della loro liquidità, ossia della disponibilità degli attori del mercato ad accettarli.

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