COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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PER TUTTI QUELLI CHE CREARE UN SISTEMA DI FINANZA ALTERNATIVA E’ OSTICO ED UTOPISTICO IN QUANTO:

SI DEVONO VALUTARE TUTTE LE VARIABILI IN GIOCO, NON SI DEVONO COMPIERE ERRORI STRUTTURALI, BISOGNA FARE ANALISI SU ANALISI, COSTRUIRE MODELLI MACROECONOMICI PRECISI:

VORREI CONTROBILANCIARE LE VOSTRE INCERTEZZE CON I DOGMI DI ECONOMISTI CLASSICI CHE PUR SEGUENDO  IL “MAINSTREAM” ALLA LETTERA HANNO COMMESSO ERRORI BANALI MA IMPERDOBABILI

GLI ERRORI SISTEMICI DEI PREMI NOBEL  REINHART E ROGOFF ECONOMISTI DI HARVARD CI HANNO CONDANNATO AD ANNI DI POLITICHE DI AUSTERITA’. VI PREGO DI LEGGERE E COMMENTARE

IN ECONOMIA NON ESISTONO MODELLI ECONOMICI PRECISI: MA L’UNICA CERTEZZA E’ CHE SE NON REAGIAMO VELOCEMENTE CON MODELLI ALTERNATIVI CHE NASCANO DAL BASSO E LASCIAMO

TUTTO IN MANO ALLA “MANO INVISIBILE” AL FANTOMATICO EQUILIBRIO DEL LIBERO MERCATO, LA CRISI (SOPRATTUTTO LOCALE) NON SI PLACHERA’.

http://www.corriere.it/economia/13_maggio_28/krugman-rogoff_aa27eaf2-c76d-11e2-803a-93f4eea1f9ad.shtml
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UN DOGMA DELL’ECONOMIA CLASSICA: IL PARADIGMA DELLA SCARSITA’

E’ una particolare visione del capitalismo che affonda le sue radici nella seconda metà del XIX secolo ma vanta ancora oggi numerosi sostenitori di alto rango, in accademia e nelle banche centrali, e rappresenta la base concettuale di riferimento del “mainstream” contemporaneo, la teoria macroeconomica dominante. Il paradigma della scarsità suggerisce l’idea che la ricchezza di una nazione sia essenzialmente determinata dalle risorse produttive di cui dispone: ossia lavoro, capitale e conoscenze tecniche accumulate. Queste grandezze, dette fondamentali, determinano i livelli di produzione e occupazione che nel gergo apologetico della teoria dominante vengono definiti “di equilibrio naturale”.

Che una crisi possa ridurre l’occupazione al di sotto del livello di equilibrio viene ammesso, ma si precisa che lo scostamento sarà di breve periodo: prima o poi i meccanismi di mercato riporteranno il sistema economico verso la sua posizione naturale. In quest’ottica, lo sviluppo economico è vincolato da fondamentali, ossia principalmente dalla scarsità di lavoro effettivamente disponibile.

Con poche eccezioni, dal paradigma della scarsità scaturisce l’idea che sia opportuno affidare alla libera concorrenza sui mercati la mobilitazione delle risorse produttive al fine di determinare un loro impiego pieno, efficiente, generatore di massima crescita economica. L’equilibrio naturale, sarà tanto migliore in termini di occupazione, sviluppo e benessere, quanto più le risorse produttive disponibili saranno affidate alle forze del mercato. Qualsiasi ostacolo alla competizione tra capitali e tra lavoratori finisce infatti per turbare l’andamento dei prezzi di mercato e pregiudicare di conseguenza l’utilizzo pieno e ottimale delle risorse esistenti.

Per esempio, un welfare eccessivamente generoso o sussidi di disoccupazione troppo alti, che consentono a tanti indidividui di vivere da nullafacenti, rendono ancor più scarso il numero di lavoratori disponibili sul mercato e quindi limitano le possibilità di crescita della produzione e della ricchezza.

Il paradigma della scarsità da sostegno teorico a una serie di pregiudizi radicati nella pubblica opinione, come ad esempio l’idea che si possa interpretare la complessa realtà economica sottesa ai bilanci statali o alle bilance commerciali di interi paesi come se si trattasse dei conti di una semplice unità familiare. In effetti, se una famiglia non riesce a rimborsare i prestiti contratti in passato, si dice che essa ha vissuto oltre le sue possibilità e deve quindi rivedere gli stili di vita per risanare i conti, Per analogia, allora, si sostiene che pure un’economia nazionale afflitta dal debito debba essere governata secondo i crismi del buon padre di famiglia incarnati da Polonio, che suggeriva a Laerte di essere frugale, di non dilapidare le risorse scarse e di non chiedere denaro in prestito. Da tale analogia deriva quindi il luogo comune secondo cui tutti noi, in questi anni, avremmo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, caricando un insostenibile debito sulle giovani generazioni e dovremmo pertanto rimediare agli eccessi del passato attraverso i sacrifici.  IL PARADIGMA DELLA SCARSITA’ LEGITTIMA DUNQUE LE POLITICHE DI AUSTERITA’.

Come è tipico soprattutto dei tempi di crisi, la concezione dell’economia basata sulla scarsità fa oggi proseliti in ogni dove, soprattutto fra le vaste schiere di analisti e politici allevati per anni nella bambagia di un diffuso conformismo. Le conclusioni suggerite dal paradigma dominante permeano la comunicazione politica, si fanno senso comune senza essere sottoposte a una verifica, a un contradditorio. Prendiamo ad esempio l’idea secondo cui noi tutti, in questi anni, avremmo vissuto al disopra dei nostri mezzi caricando un insostenibile debito sulle giovani generazioni. Questa litania circola da mesi indisturbata sui media. Ma in che senso noi tutti avremmo vissuto al di sopra dei mezzi visto che l’economia è afflitta da un sistematico sottoutilizzo del lavoro, degli strumenti di produzione e delle forze produttive esistenti? E ancora, come può l’economia nazionale ripagare i suoi debiti attraverso l’austerità, se questa a sua volta implica un ulteriore mancato utilizzo delle forze produttive e un ulteriore calo dei redditi? Infine perchè mai le giovani generazioni sarebbero salvaguardate dalla politica di austerità visto che questa contribuisce al dilagare della disoccupazione soprattutto tra di loro?

Il paradigma della scarsità non è in grado di replicare in modo coerente a queste e a molte altre obiezioni. Più in generale, non appare capace di analizzare i complessi meccanismi di funzionamento del regime di accumulazione dell’ultimo trentennio, poi alcuni suoi concetti chiave come l’equilibrio naturale rappresentano dei corpi del tutto estranei al funzionamento effettivo dell’accumulazione capitalistica. Non suscita allora meraviglia che i più illuminati esponenti del amainstream come i premi nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, siano riusciti ad aprire uno squarcio di luce sulla crisi proprio nei casi in cui hanno oltrepassato, sia pure in via temporanea, l’angusto perimetro concettuale del paradigma della scarsità. VIceversa, gli osservati che nel mezzo della crisi sono rimasti integralmente fedeli alle argomentazioni del paradigma dominante si trovano ormai, più o meno inconsapevolmente, a fungere da puntelli, da supporti ideologici di un meccanismo di produzione e distribuzione gravemente compromesso, funzionale ad un nucleo sempre più limitato e concentrato di interessi privati.

 

 

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Unità di conto EFA – Economia Facilitata

Perchè EFA?

E = Economia locale, Economia Reale

F= Finanza sana, Futuro

A= Autonomia , Autorevolezza, Avanzamento

In una frase “Economia Facilitata”.

E’ possibile fare economia senza utilizzare una moneta a corso legale? Si è possibile attraverso la creazione di una unità di conto ad-hoc che permetta

comunque lo scambio di beni e servizi di una comunità!

Che cos’è una unità di conto?

Perchè ci sia una moneta vera e propria è necessario che quest’ultima abbia 3 caratteristiche:

quello dell’ unità di conto, quella del mezzo di scambio e quella della riserva di valore.

Unità di conto

è l’unità di misura dei beni e servizi di una comunità, come ogni unità di misura è una convenzione che

acquista valore monetario per il semplice fatto che ci si mette d’accordo che lo abbia. Estremizzando è un sistema contabile

condiviso che misura il valore di scambio dei beni e servizi entro una comunità.

Strumento di pagamento.

La moneta è un mezzo di scambio, anzi al giorno d’oggi è il principale strumento di pagamento.

Nello scambio, infatti, un bene o servizio viene ceduto in cambio di una determinata quantità di moneta.

Riserva di valore.

La moneta mantiene il valore nel tempo. Cioè la moneta conserva la sua funzione monetaria nel tempo.

Chi accetta la moneta in cambio di un bene o servizio è certo che, successivamente (quindi “nel tempo”)

potrà utilizzare quella moneta ricevuta in cambio di altri beni o servizi.

La riserva di valore è il vero problema!

Quest’ultima qualità della moneta ha provocato nel tempo la corsa alla preferenza per la liquidità.

Una moneta non spesa quindi sottratta dalla circolazione e accumulata, viene utilizzata per comprare altra moneta , quindi, per fare speculazione

o in altri termini per arricchirsi grazie alla finanza a discapito della produzione. La riserva di valore porta alla inevitabile tesaurizzazione con effetti

deflattivi e di riduzione della massa monetaria in circolazione.

Qual’è allora il nostro scopo? Creare una moneta unità di conto senza la qualità della riserva di valore, creare un sistema contabile accettato dalla

comunità che non permetta la tesaurizzazione e aumenti la velocità di circolazione provocando l’inevitabile effetto positivo dell’aumento della

domanda dei beni e servizi locali!

 

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Moneta complementare di Nantes

Ciao a tutti, vi consiglio di vedere questo video di 3 minuti e 1/2 tratto da un servizio di Report Rai2, che dimostra e conferma che il nostro progetto Efa avrà successo!

http://m.youtube.com/#/watch?v=ROeif8tRQeg&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3DROeif8tRQeg

Buon lavoro a tutti.

Alberto Lelli

 

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Fisionomia di un attacco speculativo: 3-3 gli effetti sul sistema economico reale

La vendita in massa di titoli ha generato un vertiginoso aumento degli interessi che lo stato italiano dovrà pagare sui nuovi collocamenti di titoli pubblici. Si ricordi infatti che ciascun titolo garantiva al suo possessore un rimborso di 105 euro alla scadenza. Prima dell’attacco, quel titolo poteva essere comprato sul mercato a 100 euro. Il suo rendimento, ossia l’interesse pagato dallo stato al sottoscrittore del titolo, ammontava, dunque, a 5 euro. Le cose tuttavia cambiano a seguito dell’ondata di vendite impartite dallo speculatore e dagli altri ribassisti. L’abbondante offerta di titoli sul mercato provoca infatti la caduta del prezzo da 100 a 90 euro. D’ora in poi, se lo Stato italiano vorrà continuare a finanziarsi sui mercati, dovrà collocare titoli a 90 euro, a fronte di un impegno di pagamento alla scadenza che resta di 105 euro. Il reddito da interesse che lo Stato dovrà pagare periodicamente ai sottoscrittori dei titoli sale dunque da 5 a 15 euro per ogni nuovo titolo collocato. E con esso sale pure il famigerato “spread” ossia la differenza tra i tassi di interesse pagati sui titoli italiani e i rendimenti dei titoli a basso rischio non soggetti a vendite speculative, come per esempio i Bund tedeschi. L’azione degli speculatori innesca dunque una sequenza potenzialmente distruttiva. Il governo italiano sarà indotto a compensare l’aumento della spesa per interessi sul debito con aumenti delle imposte e con tagli alle altre voci di spesa pubblica, agli investimenti, alla previdenza, all’assistenza sociale. Tuttavia, questa politica provoca una riduzione della capacità di spesa delle famiglie. Di conseguenza, la domanda di merci si riduce, le imprese si ritrovano con una massa crescente di scorte invendute in magazzino e decidono quindi di rallentare o addirittura interrompere la produzione, Partono quindi i licenziamenti, l’occupazione diminuisce, i redditi e i consumi delle famiglie calano ulteriormente, e così diminuiscono anche i ricavi delle imprese e le entrate fiscali dello Stato.

Bibliografia: “L’Austerità è di destra – E. Brancaccio”

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Fisionomia di un attacco speculativo: 2-3 l’esempio concreto dell’attacco.

La storia vera, che ci accingiamo a raccontare, inizia con un ordine telematico, impartito tramite “un terminale Bloomberg” o un qualsiasi altro strumento simile in voga nella piazze finanziarie.

(http://en.wikipedia.org/wiki/Bloomberg_Terminal). L’esecutore è un anonimo operatore finanziario che lavora presso una banca situata in King William Street, a pochi passi da Paternoster Square, la sede della borsa di Londra. All’altro capo della rete si trova invece il vero protagonista di questa storia. A causa di un resistente segreto bancario di lui non sappiamo quasi nulla, eccetto che risiede in un’isola dell’arcipelago delle Bahamas e che gode di aperture di credito illimitate da parte di svariate banche londinesi. Il nostro uomo alle Bahamas è uno speculatore di alto rango, un padrone dell’universo. L’ordine telematico rappresenta una operazione speculativa “ribassista”. <La sua scommessa è che si diffonda tra gli investitori un sentimento di sfiducia circa il valore futuro del debito dello Stato italiano. Lo speculatore punta cioè su un’ondata di vendite sul mercato secondario dei Buoni del Tesoro pluriennali (BTP) con scadenza marzo 2021 e, conseguentemente, su una caduta del loro valore corrente. La scommessa, attuata mediante “una vendita allo scoperto” funziona così. L’uomo delle Bahamas chiede un prestito alla banca di King William Street. Un prestito, si basi, non in denaro ma in titoli pubblici italiani, per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Per semplificare possiamo supporre che la somma pagata dallo Stato italiano per ogni titolo, alla scadenza, sia di 105 euro. I titoli, però, non sono destinati a rimanere a lungo nel portafoglio del nuovo proprietario. Vengono infatti rivenduti subito al prezzo di mercato corrente, supponiamo a 100 euro l’uno. Qui si innesta la scommessa: se lo speculatore delle Bahamas ha visto giusto, se cioè la sua previsione si rivela azzeccata, il dispiegarsi della crisi di fiducia verso lo Stato italiano determinerà ben presto un crollo del valore di mercato dei titoli. Supponiamo che l’operazione ribassista del nostro uomo non sia isolata, ma sia accompagnata da un numero considerevole di ordini di vendita da parte di altri speculatori. Una tale offerta in massa di titoli farà crollare il loro prezzo di mercato, che potrebbe ad esempio assestarsi sui 90 euro. A quel punto, l’uomo delle Bahamas non dovrà fare altro che dare ordine di ricomprare sul mercato la stessa quantità di titoli presa a prestito e “ricoprire lo scoperto”, ossia restituirli e saldare il proprio debito con la banca che li aveva erogati. Quest’ultima, in compenso lucrerà commissioni e interessi sul prestito concesso, supponiamo nella misura del 3%.

Riepilogo: il misterioso speculatore ha venduto un milione di titoli a un prezzo di 100 euro l’uno, ha quindi ricomprato una eguale quantità di titoli a 90 euro, e infine ha pagato alla banca 3 euro per ogni titolo scambiato. Risultato: il suo introito netto è di 7 euro per titolo, con un guadagno complessivo di 7 euro per titolo, con un guadagno complessivo di 7 milioni per lui e 3 milioni per la banca che lo ha supportato. La scadenza dell’operazione è a sette giorni ma, pagando una penale, il nostro uomo può anche aprire e chiudere l’inter operazione in appena sette minuti.

E’ da notare che il protagonista del nostro esempio ha operato in proprio. Al giorno d’oggi, in effetti, non molti possono permetterselo: George Soros, Warren Buffet e pochi altri. Più di frequente queste operazioni sono realizzati per conto di fondi speculativi come il gruppo Paulson, o di grandi banche d’affari come era la Lemanh Brothers e come è tutt’ora Goldman Sachs.

Bibliografia: “L’Austerità è di destra – E. Brancaccio”

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Fisionomia di un attacco speculativo: 1-3 l’introduzione – l’attacco al ribasso.

Da qualche tempo, banche d’affari e fondi speculativi d’oltreoceano si sono concentrati su un nuovo tipo di scommessa, operare al “ribasso” anziché al “rialzo”, il loro obiettivo è quello dell’affossamento dell’euro, temuto rivale del dollaro. Risale infatti all’aprile del 2010 la notizia di un’inchiesta avviata dal dipartimento di Giustizia americano per cercare di far luce sull’attività dei più importanti hedge funds del paese: Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital ecc…L’accusa è di aver concordato, nel corso di una cena organizzata da una piccola banca d’affari presso una dimora privata di Manatthan, una serie di attacchi speculativi simultanei contro l’euro. (vedi il link http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/27/grandi-hedge-fund-usa-vanno-all.html)

Ed è in effetti proprio dall’aprile del 2010 che la crisi della moneta unica europea ha iniziato a manifestarsi. Ma com’è possibile lucrare, nel volgere di pochi istanti, decine di milioni di dollari sulle difficoltà economico-finanziarie di una società quotata in borsa, di un comparto produttivo, di uno stato o, addirittura, di una enorme area valutaria come l’eurozona? E in cosa consiste, esattamente, la pratica “magica” sulla quale la speculazione pare fondata?

Bibliografia: “L’austerità è di destra – E. Brancaccio”

 

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Il bilancio dello stato non può essere gestito come il bilancio di una famiglia!

Mentre una famiglia che stringe la cinghia può essere certa che in questo modo ridurrà la propria esposizione finanziaria, un intero paese che riduce le spese

deprimerà la produzione e i redditi e alla fine potrà ritrovarsi ancor più invischiato nei debiti.

Anche per i più importanti economisti del mainstream, nonchè istituzioni come il Fondo monetario internazionale, le politiche di austerità applicate dagli stati

provocano le seguenti conseguenze:

  1. Riducono la capacità di spesa della popolazione
  2. Deprimono la domanda effettiva inducendo le imprese a ridurre la produzione e a licenziare
  3. L’occupazione e i redditi calano
  4. Come si è potuto osservare (in controtendenza con la teoria) calano i risparmi
  5. Le imprese rivedono i piani espansionistici diminuendo gli investimenti in mancchine, attrezzature e conoscenza
  6. L’effetto depressivo sui redditi renderà poi sempre più difficile il rimborso dei debiti

 

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