COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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il valore indotto della moneta

IL VALORE INDOTTO DELLA MONETA
di Giacinto Auriti

La moneta e’ una fattispecie giuridica. Due sono state infatti le definizioni date della moneta: valore creditizio e valore convenzionale. Poiche’ convenzione e credito sono fattispecie giuridiche, non v’ha dubbio che la moneta costituisca oggetto della scienza del diritto.

Da tale premessa discende che non si puo’ dare la definizione di moneta se non si da’ la definizione del diritto. Il diritto e’; uno strumento, perche’ e’ il risultato di una attivita’ creatrice dello spirito.

Poiche’ lo strumento e’ un oggetto che ha valore, non si puo’ definire il diritto (e quindi la moneta) se non si definisce il valore.

Il valore e’ un rapporto tra fasi di tempo. Cosi’ ad esempio una penna ha valore perche’ prevediamo di scrivere; quindi il valore e’ un rapporto fra il momento della previsione ed il momento previsto. La prima fase di tempo e’ il momento strumentale, che attiene all’oggetto, la seconda fase di tempo del valore e’ il momento edonistico, che attiene al soggetto.

Questo significa che il giudizio di valore e’ normale o fisiologico, quando si basa sul presupposto della concezione dualistica di filosofia della conoscenza, che distingue l’oggetto dal soggetto.

Su tali premesse si puo’ comprendere come la stessa <> adel diritto sia <. Cosi’ ad esempio la convenzione monetaria consiste nel rapporto tra il momento previsto del comportamento altrui e quello della previsione che realizza e causa il comportamento proprio. Ognuno e’ disposto infatti ad accettare moneta contro merce se prevede di poter dare a sua volta moneta contro merce. Lo strumento della convenzione consiste dunque in un fascio di rapporti tra fasi di tempo intersoggettivo, capace di determinare per induzione giuridica il valore indotto ed oggettivarlo come res nova nella moneta, causando la nascita di un bene reale oggetto di diritto di proprieta’. Da cio’ discende che, essendo la strumentalita’ prerogativa dell’oggetto, si verifica, in questa fattispecie, la <>.

La strumentalita’ del diritto ha vari modi di essere, a seconda delle differenti previsioni edonistiche, ossia del diverso scopo cui lo strumento giuridico e’ destinato.

Ci si spiega cosi’ perche’ i romani definivano il giudizio di valore corrispondente alla titolarita’ di un diritto con la parola <>:

animus domini, animus possidendi, animus detinendi, animus credenti, ecc.

Definita infatti la realta’ spirituale del diritto come dimensione del tempo poiche’ il tempo e’ l’<>che si pone come realta’ (secondo la formula Kantiana), esso consiste nella capacita’ in atto di ricordare, di prevedere, di constatare: cio’ che noi definiamo <>, <> e <>. Ecco perche’, per definire il diritto si parla opportunamente di previsione normativa. Una volta evidenziata la concezione normale e fisiologica del valore in quanto basata –come abbiamo detto–su una concezione dualistica di filosofia della conoscenza, si comprende come la patologia dei giudizi di valore si verifichi quando si muove dalla premessa del monismo hegeliano.

Per Hegel la realta’ altro non e’ che l’idea della realta’ (qui impropriamente si e’ parlato di <>, mentre giustamente Carmelo Ottaviano rileva che dovrebbe parlarsi di <>).

Una volta ridotta la realta’ all’<> e confuso conseguentemente l’oggetto col soggetto, sul piano della teoria del valore si fa coincidere il momento strumentale, oggettivo, con quello edonistico, soggettivo. Si realizza cosi’, per l’<> del momento edonistico con quello strumentale, la personificazione dello strumento. Nasce la cosiddetta soggettivita’ strumentale o strumento personificato, che e’ un vero e proprio fantasma giuridico: quello che noi oggi chiamiamo persona giuridica. Ebbene tutte le scuole di diritto societario che hanno trattato della soggettivita’ strumentale, hanno considerato tutto, tranne la cosa pi’u’ importante: la societa’ ‘strumentalizzante.

Poiche’ non e’ concepibile uno strumento senza chi lo adoperi, la soggettivita’ strumentale presuppone necessariamente la societa’ strumentalizzante. Una volta ridotta –per l’immanenza hegheliana– la societa’ a concetto senza contenuto umano, a vuoto fantasma giuridico, cioe’ a strumento, si deve presupporre la societa’ strumentalizzante. Essa ha necessariamente un’etica economicistica, perche’ di uno strumento ci si serve: e’ ridicolo pretendere di servirlo.

Lo scopo della predisposizione di un fantasma giuridico sta nel fatto di attribuirgli il momento edonistico dei valori giuridici, cioe’ essenzialmente la proprieta’, in modo da consentire alla societa’ strumentalizzante la mostruosa possibilita’ di rappresentare la collettivita’ sociale nel momento edonistico del valore. Sarebbe come dire–assumendo come parametro l’apologo di Menenio Agrippa–che, mentre il popolo assume la funzione di avere fame, il governo assume quella di mangiare in rappresentanza del popolo. Ecco perche’ la soggettivita’ strumentale e’ uno strumento intrinsecamente perverso. Con le soggettivita’ strumentali comandano i peggiori perche’, per quanto sopra detto, si e’ ineluttabilmente condizionati da un’etica economicistica, che contrappone al principio del conviene essere giusti, quello del e’ giusto cio’ che conviene.

La leggenda del Golem, il fantoccio di pezza, che vive dopo che il sacerdote gli pone sulla fronte le lettere dell’alfabeto e che causa la rovina della citta, costituisce la mirabile intuizione mitica di questa verita’.

Oggi il mondo e’ pieno di fantasmi, e non a caso stiamo vivendo tempi di decadenza in un regime di patologia giuridica.

Una volta dimostrato che, con la soggettivita’ strumentale, si e’ realizzata la trasposizione del momento edonistico dei valori giuridici dalla persona umana alla persona giuridica e per essa, alle societa’ strumentalizzanti, poiche’ la proprieta’ e’ godimento giuridicamente protetto dei beni, si comprende come la persona giuridica sia servita ad espropriare la collettivita’ a favore delle societa’ strumentalizzanti. In questo senso, capitalismo di stato e capitalismo privato convergono sul comune denominatore della utilizzazione della soggettivita’ strumentale. Come nello stato socialista la proprieta’ e’ del fantasma stato e non dei cittadini, cosi’ nella societa’ anonima o nella multinazionale, la proprieta’ e’ della societa’ fantasma e non del socio.

Mammona, che in aramaico significa denaro, altro non e’ che la societa’ anonima ante litteram. Mancando infatti il concetto di persona giuridica, l’unico concetto di persona, diversa dalla persona umana, disponibile nella cultura del tempo, era la divinita’ che fu appunto strumentalizzata per espropriare la collettivita’ dei valori monetari.

La moneta ha valore perche’ e’ la misura del valore. Poiche’ ogni unita di misura ha la qualita’ corrispondente a cio’ che deve misurare, come il metro ha la qualita’ della lunghezza perche’ misura la lunghezza, cosi’ la moneta ha la qualita’ del valore perche’ misura il valore.

Per questo motivo il simbolo monetario non e’ solamente la manifestazionene formale della convenzione monetaria, ma anche il contenitore del valore indotto ed incorporato nel simbolo: quello che noi chiamiamo potere d’acquisto.

Nella moneta si verifica una fattispecie analoga a quella dell’induzione fisica. Come nella dinamo si trasforma energia meccanica in energia elettrica, cosi’ nella moneta si trasforma il valore di una convenzione, di un fumus juris, in un bene reale oggetto di diritto di proprieta’. L’ostacolo di fronte al quale tutti i monetaristi si sono trovati basa sull’errore iniziale di non aver definito la moneta come fattispecie giuridica e lo stesso diritto come strumento o bene esso stesso: come espressione cioe’ di un valore proprio diverso da quello del bene oggetto del diritto.

Su questo equivoco iniziale si e’ preteso di giustificare il valore monetario sulla base della riserva d’oro, confondendo e spacciando sotto la parvenza di valore creditizio il valore indotto, ossia configurando la moneta come titolo di credito rappresentativo dell’oro.

Questa tesi e’ clamorosamente errata perche’ basata su una concezione materialistica del valore. Quando si parla dell’oro si concepisce il cosiddetto valore intrinseco come una proprieta’ del metallo. Anche l’oro ha valore non perche’ sia tale, ma perche’ ci si e messi d’accordo che lo abbia. In breve anche il valore intrinseco altro non e’ che valore indotto. Siccome questo metallo e’ stato considerato tradizionalmente come simbolo monetario, per consuetudine gli e’ stato attribuito il valore indotto. Cio’ significa che anche l’oro ha valore per il ‘semplice fatto che ci si e’ messi d’accordo che lo abbia. Poiche’ la convenzione e’ una fattispecie giuridica ed ogni unita di misura e’ convenzionalmente stabilita, la materia prima per creare moneta e’ esattamente la medesima che serve per creare fattispecie giuridiche, e cioe’ spazio e tempo; tempo che e’ la previsione normativa, ovvero il giudizio di valore corrispondente alla titolarita’ del diritto e spazio che e’ la materia con cui si manifesta (la cosiddetta forma del diritto). Questo elemento materiale puo’ essere l’oro o qualsiasi altro simbolo di costo nullo, come carta ed inchiostro. Questo aspetto della irrilevanza del valore della merce con cui il simbolo monetario si manifesta, e’ acutamente rilevato da un monetarista attento: il Nussbaun, il quale nell’analizzare la storia monetaria delle colonie americane, rileva che quando delle merci venivano accettate come moneta, si verificavano contestualmente due fenomeni: aumentavano di valore e la merce di cattiva qualita’ acquistava lo stesso valore di quella di buona qualita’. Ci si puo’ spiegare questo fenomeno con un esempio: se noi abbiamo in tasca due banconote una nuova e l’altra logora, per noi hanno lo stesso valore. Cosi’ avveniva anche ad esempio per le pelli di castoro usate appunto come moneta.

Da cio’ si evince che il valore della merce utilizzata come simbolo monetario e’ del tutto irrilevante. Tanto e vero che se io compro oggi una sterlina d’oro al prezzo di duecentomila lire, scambio il simbolo aureo con due pezzi di carta, cioe’ con <> del valore di poche lire. Questo prova che anche l’oro altro non e, come tutte le monete, che una fattispecie giuridica.

E’ gran tempo ormai che si esca definitivamente dall’equivoco di spacciare sotto la parvenza di valore creditizio il valore monetario.

Per comprendere le differenze fondamentali tra moneta e credito basta muovere dalle seguenti considerazioni:

* 1) il credito si estingue col pagamento, la moneta continua a circolare dopo ogni transazione, perche’, come ogni unita di misura e’ un bene ad utilita’ ripetuta;

* 2) nel credito, come in ogni fattispecie giuridica, prima si vuole il precetto normativo e poi lo si manifesta; nella moneta, prima si crea la manifestazione formale, cioe’ i simboli monetari e poi le si attribuisce il valore all’atto dell’emissione. Chi crea il valore della moneta non e’ infatti chi la emette, ma chi l’accetta. Come nell’induzione fisica nasce l’energia elettrica con la rotazione degli elettrodi, cosi’ nell’induzione giuridica nasce il valore monetario all’atto dell’emissione cioe’ quando inizia la fase dinamica della circolazione della moneta;

* 3) il valore del credito e’ causato dalla promessa del debitore, come avviene nella cambiale in cui l’emittente e’ il debitore. il valore della moneta e’ causato dall’accettazione del primo prenditore perche’ egli sa, come membro della collellettivita’ nazionale, che gli sara’ accettata da tutti i partecipi della convenzione monetaria, cioe’ dalla collettivita’ che crea appunto per questo il valore indotto della moneta;

* 4) il valore del credito e’ sottoposto al rischio dell’inadempimento. il valore monetario e’ attuale e certo perche’ per l’induzione giuridica la moneta, pur essendo un ben immateriale, e’ un bene reale oggetto di diritto di proprieta’. Poiche’ il valore del titolo di credito e’ causato dalla promessa del debitore, sottoscrivendo il simbolo monetario sotto la parvenza di una falsa cambiale, il Governatore della Banca Centrale induce la collettivita’ nel falso convincimento che sia lui stesso a creare il valore monetario. In tal modo la Banca Centrale non solo espropria ed indebita la collettivita’ nazionale del suo denaro, ma pone le premesse–come vedremo per usurpare tramite la sovranitqa’ monetaria la stessa sovranita’ politica.

Nella relazione al disegno di legge sul conto intrattenuto dal Tesoro presso la Banca d’Italia varata dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio 1993, e’ contenuta una preziosa dichiarazione, rara per la sua brevita’ e per il suo contenuto di verita’ scandalosa.

<>–recita la relazione–<>. Dunque:

* 1) Esistono delle risorse che non sono di chi se ne appropria, altrimenti sarebbe impossibile appropriarsene.

* 2) Normalmente non dovrebbe essere consentito a nessuno di <> di risorse altrui e non solamente agli <>, mentre invece cio’ deve essere consentito solamente alle Banche Centrali ed alla Banca Centrale Europea (che avrebbero cosi’ per legge la licenza di rubare>>).

* 3) L’oggetto del furto dovrebbe consistere in un <> ossia nelle <> delle banconote (<>) che come tali non dovrebbero avere alcun valore. Il valore di un debito e’ infatti causato dalla sua esigibilita’. Ed altro e dire che e’ inesigibile perche’ il debitore non <> pagare, altro e’ direu’come nel nostro caso’u'che e’ inesigibile perche’ il debitore (cioe’ la Banca Centrale) ha per legge la garanzia di non pagare.

Se fosse vera questa tesi, siccome il debito inesigibile e’ uno strumento inutile, le Banche Centrali non ruberebbero nulla. Ma se questa tesi fosse vera, per noi dovrebbe essere indifferente avere denaro in tasca o non averlo. Quando poi si conclude col definire il <> come <>, si esclude che possa essere <>. La moneta infatti, come bene reale, puo’ essere oggetto di debito (e di credito), non <> essa stessa.

Una volta dimostrato che la moneta ha valore indotto causato dalla convenzione sociale, approfittando della circostanza che l’emissione della cambiale e’ prerogativa del debitore, le Banche Centrali apparendo come debitori di false cambiali, si sono arrogate il potere di esercitare <> per <> monetarie, ossia del valore indotto creato dalle collettivita’ nazionali con il risultato di espropriare ed indebitare le collettivita’ nazionali del loro denaro, senza contropartita. E’ questa la grande usura intuita da Ezra Pound.

Poiche’ i valori monetari sono creati dalla collettivita’, la moneta all’atto dell’emissione va emessa <> e non <>. E poiche’ trasformare un credito in un debito consolida il reato di truffa, l’8 marzo 1993 a conclusione di un convengno sulla grande usura, noi abbiamo denunciato per i reati di truffa ed associazione a delinquere il Governatore pro tempore della Banca d’Italia dott. Azelio Ciampi. Pur ammettendo la sussistenza del solo elemento materiale dei reati contestati e la mancanza di dolo, (e cio’ vale per il passato), per il futuro si impone l’assoluta inderogabile necessita di colmare una intollerabile lacuna legislativa e stabilire che la moneta all’atto dell’emissione va dichiarata di proprieta’ dei cittadini.

Forse con la scoperta della grande usura e’ nata–dopo il cristianesimo –la pi— grande rivoluzione di tutti i tempi.

Il dottor Ettore Torri, Procuratore generale aggiunto della Procura della Repubblica di Roma, ha convenuto che qui sussisterebbero gli estremi dell’elemento materiale della truffa, mancherebbe l’elemento psicologico del dolo. Forse ha inteso con cio’ dire che Le Banche Centrali avrebbero raggiunto un tale grado di professionalita’ della truffa da aver consolidato il convincimento di avere il diritto di farla.

http://www.youtube.com/watch?v=mM4D3p6xWBY
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Keynes e l’International Clearing Union (Camera di Compensazione internazionale)

Il testo scritto da Keynes nel 1943, dal titolo Proposal for an International Clearing Union rappresentò la posizione della Gran Bretagna alla conferenza che ridisegnò la governance economica mondiale nel secondo dopoguerra (Bretton Woods). Il piano consisteva nell’istituzione di un organismo sovranazionale chiamato International Clearing Union (ICU) con potere di controllo sui tassi di cambio e sul commercio internazionale. Il funzionamento del sistema, definito da Keynes stesso simile a quello di una banca, offriva una cornice all’interno della quale gli stati membri sarebbero stati in grado di correggere gli squilibri commerciali, siano essi surplus o deficit, in maniera tale da mantenere il livello della domanda aggregata internazionale vicino al suo potenziale.
Il piano Keynes prevedeva innanzitutto l’entrata in funzione di un sistema multilaterale di cambi fissi ma aggiustabili, ancorati ad una valuta utilizzabile solo per gli scambi internazionali chiamata bancor, a sua volta ancorata ad una quantità fissa ma non inalterabile di oro. Le nazioni avrebbero quindi detenuto presso l’ICU un credito o un debito, a seconda dei casi, denominato in bancor. Compito dell’ICU sarebbe stato quello di gestire una efficiente allocazione internazionale del credito tra nazioni debitrici e creditrici, nonché prevenire l’accumulazione di crediti o debiti eccessivi con misure adeguate a riportare il commercio internazionale in equilibrio. Ad ogni nazione sarebbe data la possibilità di incorrere in deficit o surplus (denominato in bancor) presso la Clearing Union stesso in rispetto a delle “quote” assegnate da un Governing Board centrale, stabilite sulle base del volume medio del commercio degli anni precedenti ma suscettibili di aggiustamenti. In caso di deficit superiore di un quarto alla quota prestabilita, in accordo con il Governing Board, la nazione avrebbe proceduto alla svalutazione della propria valuta. In caso di deficit superiore alla metà della quota, il Board avrebbe potuto richiedere l’adozione di una o più delle seguenti misure: svalutazione della divisa nazionale, controllo dei capitali in uscita, saldo del debito con trasferimento di oro o altre riserve. In caso di superamento di tre quarti della quota, qualora considerato insostenibile, il Board avrebbe dichiarato il paese in default, subordinando di fatto l’accesso al credito della Clearing Union alla discrezione del Board stesso. In caso di surplus invece il paese avrebbe deciso in accordo con il Governing Board per una delle seguenti misure: l’espansione del credito e della domanda nazionale, la rivalutazione nei confronti del bancor della propria divisa, la riduzione di tariffe o dazi che potessero scoraggiare le importazioni, prestiti internazionali mirati. Keynes stesso dedicò particolare attenzione a chiarire come il funzionamento della Clearing Union non rappresentasse un ostacolo all’espansione dell’economie più forti. Al contrario, grazie alla gestione multilaterale di debiti e crediti operata dall’ICU, un paese sarebbe stato in grado di accumulare un surplus di bancor, nei limiti stabiliti dall’istituzione, senza che alcun paese creditore avesse visto la propria domanda di export diminuire. In assenza di tale istituzione i paesi debitori avrebbero prima o dopo esaurito i mezzi di pagamento delle loro importazioni, riducendo così la domanda di beni dalle nazioni creditrici.
In sostanza, la forza dell’ICU risiedeva nella capacità di mantenere una pressione espansionista sul commercio mondiale grazie alla condivisione tra gli stati membri degli oneri e dei rischi del sistema di scambi internazionali. Come scrisse lo stesso Keynes: “La sostituzione di un meccanismo di credito con uno di accumulazione, potrebbe ripetere in campo internazionale lo stesso miracolo già compiuto a livello nazionale, trasformare la pietra in pane”.
Seguendo questo esempio Troost elabora una proposta che combina alcuni aspetti storici dell’International Clearing Union di Keynes alla corrente situazione europea. Innanzi tutto è fondamentale riconoscere come la responsabilità verso il futuro della moneta unica spetta alla nazioni con deficit tanto a quelle con surplus commerciale. Piuttosto che il Patto di stabilità e crescita e delle norme per contenimento della spesa pubblica occorre definire dei limiti per gli squilibri di conto corrente, ad esempio nel breve periodo una soglia del 3 per cento del PIL di ciascun paese, sia esso in avanzo o disavanzo. Nel lungo periodo inoltre dovrebbero essere imposte della sanzioni, seppur minime, che colpiscano proporzionalmente gli accumuli eccessivi di avanzi commerciali. I soldi così raccolti dovrebbero finanziare un fondo per il mantenimento degli equilibri commerciali senza tuttavia configurarsi come un sistema repressivo o penalizzante. Le nazioni con surplus dovrebbero inoltre presentare entro un tempo massimo al Consiglio e al Parlamento europeo il programma di policy che intendono attuare per aumentare la domanda aggregata nazionale e correggere gli squilibri commerciali. Questo è il caso della Germania oggi. Per difendere gli interessi dell’area comunitaria, la Repubblica federale – Troost conclude – dovrebbe riorientare la propria strategia di sviluppo dal quella basata sulle esportazioni a un modello di crescita basato sulla domanda interna, abbandonando l’idea dell’austerità e riguadagnando così stima e fiducia tra i partner europei. Oggi la politica monetaria non è più uno strumento di politica economica efficace; soltanto un maggior coordinamento delle politiche fiscali europee si potrà salvare il progetto della moneta unica, dell’Europa comune e del messaggio di pace che rappresenta, come riconosciuto dall’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2012. Sta quindi alla Germania riconoscere il proprio ruolo nella crisi europea e lanciare l’iniziativa per quelle riforme che possano dare a questo progetto un nuovo futuro.

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Economia locale – Benessere sociale

“Osservando la società in cui vivo, sono rimasto colpito e interessato al fenomeno dell’erosione dei legami sociali che vanno oltre la cerchia famigliare e delle possibili ripercussioni di questo fenomeno sui rapporti sociali e politici.

I motivi che generano questo impoverimento sociale, sono molti, e vanno ricercati nelle dinamiche socioeconomiche e politiche che hanno caratterizzato la nostra società e nello specifico la realtà in cui vivo quotidianamente.

Ho cercato di inquadrare il fenomeno dal punto di vista economico. Per quanto riguarda le relazioni interpersonali e il legame sociale a livello cittadino, la mia ipotesi di partenza è stata infatti che una delle cause di questo fatto, sia riconducibile a come è cambiato il modo di consumare e di scambiare servizi e prodotti a livello locale.

Mi riferisco alla sempre più frequente abitudine dei consumatori cittadini di rivolgersi a grandi catene di distribuzione, solitamente limitrofe al centro cittadino, per soddisfare i propri bisogni. Questo porta inevitabilmente all’aumento del consumo di prodotti d’importazione, non per una scelta effettuata in base alla qualità di prodotti, ma per il vantaggio economico che il consumatore percepisce nel momento in cui paga la merce.

La domanda che mi sono posto è come sarebbe possibile rendere economicamente vantaggioso il ritorno ad un commercio basato sulla circolazione locale, sulla qualità dei prodotti e sulle relazioni faccia a faccia, almeno per la soddisfazione di quei bisogni quotidiani, che sarebbero tranquillamente appagabili dalla rete di commercianti sul territorio cittadino.

L’ ipotesi è che tornare ad un economia di questo tipo, non debba essere solo un lusso che i più si concedono di rado, ma la normalità. In questo modo sarebbe possibile consumare prodotti di qualità, incentivare le peculiarità produttive e culinarie locali, aiutare a far ripartire l’economia locale, riducendone il costo per il consumatore e, forse rinsaldare quei rapporti sociali perduti, vivendo la città e ricominciando a intrecciare relazioni con le altre persone, commercianti e altri consumatori, che come noi la vivono.

Oltre a questo c’è l’effetto secondario di risparmio ambientale, dove è possibile far viaggiare meno le merci e i consumatori che per i centri distributivi in periferia, devono viaggiare a loro volta producendo esternalità negative per l’ ambiente.

Ritengo questo obiettivo potrebbe essere perseguito tramite la creazione di un fondo vincolato nell’utilizzo al commercio all’interno di una cerchia di negozianti e imprenditori del territorio, che si sarebbero a loro volta scambiati beni e servizi tra di loro. Questo potrebbe aumentare le transazioni tra gli attori economici locali. Il maggior giro d’affari permetterebbe di abbassare i costi ai consumatori, con il conseguente aumento della propensione di questi a spendere presso questi esercizi ed imprese. Ogni attore che facesse parte del circolo sarebbe stato incentivato ad operare in ottica lungimirante, sacrificando un po’ del proprio vantaggio economico immediato, nell’acquisto di certi prodotti anziché di altri, per esserne poi ripagato in termini di qualità, socialità e una riqualificazione del territorio in cui vive.

 Con questa ipotesi in mente, mi sono informato su quegli esperimenti economici e sociali che andavano nella stessa direzione della mia idea, approfondendo il fenomeno e il contesto economico, storico e sociale.

Nell’ultimo secolo, molti pensatori, scienziati sociali ed economisti, hanno criticato il modo in cui, a loro avviso, il mercato economico ha modellato la società, erodendo il tessuto sociale, i rapporti di fiducia e rispetto reciproco che intercorrevano tra gli individui. Questi teorici sono comunque consapevoli che il denaro e l’ economia sono indispensabili al funzionamento di società complesse come quelle moderne e post moderne. Per tentare di salvare la socialità perduta, hanno prodotto teorie e esperimenti di economie alternative, basate sull’economia civile e che spesso hanno come strumento monete alternative o complementari” ……da uno sconosciuto!

 

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Camera di compensazione o alla keynes “clearing union”

IL PIU’ GROSSO VINCOLO ALLA PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI IN QUESTA CRISI
STAGDEFLATTIVA E’ LA MANCANZA DI LIQUIDITA’ (EURO) IN CIRCOLAZIONE, COME RISOLVERE IL PROBLEMA? ATTRAVERSO LA CREAZIONE DI UNA CAMERA DI COMPENSAZIONE CHE EMETTA MONETA COMPLEMENTARE ALL’EURO.

Una camera di compensazione è un ente economico che permette il libero scambio di beni e servizi tra i suoi associati che si pagano parzialmente o totalmente per le transazioni economiche effettuate in moneta complementare.

PER QUALE MOTIVO LA LIQUIDITA’ MANCA DALLA CIRCOLAZIONE? PERCHE’ SI E’ CONFUSO IL MEZZO CON IL FINE MONETARIO, SPOSTANDO L’INTERESSE FINANZIARIO DALLA PRODUZIONE ALLA FINANZA. QUESTO E’ STATO POSSIBILE IN QUANTO SI E’ ISTITUITO UN PREZZO (TASSO D’INTERESSE) CHE HA PERMESSO LA COMPRAVENDITA DI MONETA. LA MONETA E’ DIVENTATA COSI’ UNA MERCE PERDENDO LA SUA FONDAMENTALE CARATTERISTICA DI MEZZO DI SCAMBIO E UNITA’ DI CONTO.

Nella camera di compensazione la moneta perde invece la caratteristica di merce (riserva di valore) in quanto servirà solamente per acquistare beni e servizi, in una camera di compensazione non sarà possibile accumulare moneta complementare e questa non sarà mai cambiata in euro.

SI ADDITANO I DEBITI DEL SUD EUROPA COME LA PRINCIPALE CAUSA DELLA CRISI ECONOMICA EUROPEA. SE QUESTI HANNO CONTRATTO DEBITI E’ PERCHE’ QUALCUNO HA CONCESSO LORO UN CREDITO, IN PARTICOLARE I PAESI DEL NORD EUROPA HANNO CONCESSO PRESTITI A TASSI PARTICOLARMENTE AGEVOLATI AI PIIGS CON FINALITA’ MERCANTILISTICHE (PER VENDERE I LORO SURPLUS PRODUTTIVI) E CON FINALITA’ DI LUCRO ATTRAVERSO IL SIGNORAGGIO SUI MOVIMENTI DI CAPITALE.

Nella camera di compensazione pagheranno una commissione d’etrata tutti gli attori di un sistema economico, sia i creditori che i debitori e in egual misura.

Grazie ad una camera di compensazione che sia fatta da imprese, dipendenti delle imprese, esercizi locali e privati cittadini è possibile finanziare e far ripartire le nostre economie locali, pensateci…….

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Basilea III e la riserva frazionaria! Metodo diabolico, finanza distruttiva!

1) La riserva frazionaria è un diabolico meccanismo statistico basato sul fatto che solo una piccolissima percentuale della popolazione va a ritirare i soldi dalle banche contemporaneamente.
2) Con Basilea III le banche infatti sono autorizzate ad avere una liquidità pari al solo 2% dei risparmi versati dai correntisti
3) Piccolo esempio: mettiamo una banca BPS (Banca popolare degli strozzini) questa banca ha 100 correntisti e ognuno di questi ha 10.000 euro di risparmi. In totale la Banca ha 1.000.000 di euro di depositi. La banca applicando Basilea III mette a riserva 20.000 euro e gli altri 980.000 li può prestare o comprare obbligazioni ecc… E’ chiaro a questo punto che se tutti e 10 i correntisti richiedessero tutti i loro risparmi la banca non potrebbe fornirli perchè investiti.
4) Vincolare o prestare i 980.000€ significa che la banca non possiede quei soldi.Quindi nessuna class action potrà svincolare tale denaro perchè questo è sparpagliato tra milioni di azionisti e debitori! La banca non è più titolare di quella liquidità. La banca investe quei soldi che vanno dispersi nel calderone del mercato a debito e dei derivati bancari. La banca guadagna gli interessi su questo investimento. Quando il vincolo sarà sciolto (e purtroppo la banca in questo non ha alcun potere decisionale) allora la banca riavrà indietro i suoi 980.000€ più gli interessi e avrà guadagnato dal nulla, senza fare niente, e con il nostro denaro. Ma questi soldi non verranno mai svincolati, o meglio verranno sempre reinvestiti e vincolati nuovamente perchè solo così una banca e tutto il sistema bancario può reggere.
5) A fronte di un azione di massa pari al 2% della popolazione, le banche e il sistema crollerebbero (e questa è cosa buona…), mentre il 98% dei risparmiatori perderebbe tutti i suoi risparmi. E’ paradossale, ma è finanza, è economia bocconiana, non è una teoria, è la triste realtà.
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Cosa serve per rivoluzionare il nostro mondo?

A)Eliminare il capitalismo dalla finanza
B)Eliminare la qualità della riserva di valore dalla moneta ossia eliminare la possibilità di accumulo,
C)Eliminare dalla mente della gente comune l’idea che la moneta sia una merce. Tutta l’economia classica che abbiamo studiato purtroppo ci ha volutamente confuso facendoci credere che il denaro non e’ il mezzo di scambio ma il fine dello scambio
D)Eliminare dalla mente della gente l’idea che la ricchezza sia il denaro e non i beni e i servizi che questo denaro puo’ acquistare.

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Una finalità sociale della moneta complementare!

Sapendo implementare un’efficente sistema di moneta locale si potrebbe arrivare a finanziare lo stato sociale locale con la moneta complementare.
Oggi si sa, molte autonomie locali hanno le mani legate a causa del patto di stabilità. Pur volendo non possono investire in spesa sociale.
Le monente complementari potrebbero rappresentare una scappatoia a questo vincolo, un modo alternativo per finanziare attività mutualistiche e sociali.

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Moneta Debito VS Emissione monetaria cooperativa

Moneta Debito VS Emissione monetaria cooperativa

Sostituiamo l’emissione di moneta debito (in cui un ente finanziario crea moneta dal nulla e ne addebita il costo alla collettività) ad una emissione cooperativa in cui siano le imprese e i consumatori a battere moneta in base alle reali necessità produttive. Una emissione che impedisca l’accumulo monetario nelle mani di pochi speculatori. E possibile tutto ciò? Si è possibile creando dei circuiti di moneta locale! Impegnamoci seriamente nella difesa del nostro territorio.

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