COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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Economia locale – Benessere sociale

“Osservando la società in cui vivo, sono rimasto colpito e interessato al fenomeno dell’erosione dei legami sociali che vanno oltre la cerchia famigliare e delle possibili ripercussioni di questo fenomeno sui rapporti sociali e politici.

I motivi che generano questo impoverimento sociale, sono molti, e vanno ricercati nelle dinamiche socioeconomiche e politiche che hanno caratterizzato la nostra società e nello specifico la realtà in cui vivo quotidianamente.

Ho cercato di inquadrare il fenomeno dal punto di vista economico. Per quanto riguarda le relazioni interpersonali e il legame sociale a livello cittadino, la mia ipotesi di partenza è stata infatti che una delle cause di questo fatto, sia riconducibile a come è cambiato il modo di consumare e di scambiare servizi e prodotti a livello locale.

Mi riferisco alla sempre più frequente abitudine dei consumatori cittadini di rivolgersi a grandi catene di distribuzione, solitamente limitrofe al centro cittadino, per soddisfare i propri bisogni. Questo porta inevitabilmente all’aumento del consumo di prodotti d’importazione, non per una scelta effettuata in base alla qualità di prodotti, ma per il vantaggio economico che il consumatore percepisce nel momento in cui paga la merce.

La domanda che mi sono posto è come sarebbe possibile rendere economicamente vantaggioso il ritorno ad un commercio basato sulla circolazione locale, sulla qualità dei prodotti e sulle relazioni faccia a faccia, almeno per la soddisfazione di quei bisogni quotidiani, che sarebbero tranquillamente appagabili dalla rete di commercianti sul territorio cittadino.

L’ ipotesi è che tornare ad un economia di questo tipo, non debba essere solo un lusso che i più si concedono di rado, ma la normalità. In questo modo sarebbe possibile consumare prodotti di qualità, incentivare le peculiarità produttive e culinarie locali, aiutare a far ripartire l’economia locale, riducendone il costo per il consumatore e, forse rinsaldare quei rapporti sociali perduti, vivendo la città e ricominciando a intrecciare relazioni con le altre persone, commercianti e altri consumatori, che come noi la vivono.

Oltre a questo c’è l’effetto secondario di risparmio ambientale, dove è possibile far viaggiare meno le merci e i consumatori che per i centri distributivi in periferia, devono viaggiare a loro volta producendo esternalità negative per l’ ambiente.

Ritengo questo obiettivo potrebbe essere perseguito tramite la creazione di un fondo vincolato nell’utilizzo al commercio all’interno di una cerchia di negozianti e imprenditori del territorio, che si sarebbero a loro volta scambiati beni e servizi tra di loro. Questo potrebbe aumentare le transazioni tra gli attori economici locali. Il maggior giro d’affari permetterebbe di abbassare i costi ai consumatori, con il conseguente aumento della propensione di questi a spendere presso questi esercizi ed imprese. Ogni attore che facesse parte del circolo sarebbe stato incentivato ad operare in ottica lungimirante, sacrificando un po’ del proprio vantaggio economico immediato, nell’acquisto di certi prodotti anziché di altri, per esserne poi ripagato in termini di qualità, socialità e una riqualificazione del territorio in cui vive.

 Con questa ipotesi in mente, mi sono informato su quegli esperimenti economici e sociali che andavano nella stessa direzione della mia idea, approfondendo il fenomeno e il contesto economico, storico e sociale.

Nell’ultimo secolo, molti pensatori, scienziati sociali ed economisti, hanno criticato il modo in cui, a loro avviso, il mercato economico ha modellato la società, erodendo il tessuto sociale, i rapporti di fiducia e rispetto reciproco che intercorrevano tra gli individui. Questi teorici sono comunque consapevoli che il denaro e l’ economia sono indispensabili al funzionamento di società complesse come quelle moderne e post moderne. Per tentare di salvare la socialità perduta, hanno prodotto teorie e esperimenti di economie alternative, basate sull’economia civile e che spesso hanno come strumento monete alternative o complementari” ……da uno sconosciuto!

 

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Camera di compensazione o alla keynes “clearing union”

IL PIU’ GROSSO VINCOLO ALLA PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI IN QUESTA CRISI
STAGDEFLATTIVA E’ LA MANCANZA DI LIQUIDITA’ (EURO) IN CIRCOLAZIONE, COME RISOLVERE IL PROBLEMA? ATTRAVERSO LA CREAZIONE DI UNA CAMERA DI COMPENSAZIONE CHE EMETTA MONETA COMPLEMENTARE ALL’EURO.

Una camera di compensazione è un ente economico che permette il libero scambio di beni e servizi tra i suoi associati che si pagano parzialmente o totalmente per le transazioni economiche effettuate in moneta complementare.

PER QUALE MOTIVO LA LIQUIDITA’ MANCA DALLA CIRCOLAZIONE? PERCHE’ SI E’ CONFUSO IL MEZZO CON IL FINE MONETARIO, SPOSTANDO L’INTERESSE FINANZIARIO DALLA PRODUZIONE ALLA FINANZA. QUESTO E’ STATO POSSIBILE IN QUANTO SI E’ ISTITUITO UN PREZZO (TASSO D’INTERESSE) CHE HA PERMESSO LA COMPRAVENDITA DI MONETA. LA MONETA E’ DIVENTATA COSI’ UNA MERCE PERDENDO LA SUA FONDAMENTALE CARATTERISTICA DI MEZZO DI SCAMBIO E UNITA’ DI CONTO.

Nella camera di compensazione la moneta perde invece la caratteristica di merce (riserva di valore) in quanto servirà solamente per acquistare beni e servizi, in una camera di compensazione non sarà possibile accumulare moneta complementare e questa non sarà mai cambiata in euro.

SI ADDITANO I DEBITI DEL SUD EUROPA COME LA PRINCIPALE CAUSA DELLA CRISI ECONOMICA EUROPEA. SE QUESTI HANNO CONTRATTO DEBITI E’ PERCHE’ QUALCUNO HA CONCESSO LORO UN CREDITO, IN PARTICOLARE I PAESI DEL NORD EUROPA HANNO CONCESSO PRESTITI A TASSI PARTICOLARMENTE AGEVOLATI AI PIIGS CON FINALITA’ MERCANTILISTICHE (PER VENDERE I LORO SURPLUS PRODUTTIVI) E CON FINALITA’ DI LUCRO ATTRAVERSO IL SIGNORAGGIO SUI MOVIMENTI DI CAPITALE.

Nella camera di compensazione pagheranno una commissione d’etrata tutti gli attori di un sistema economico, sia i creditori che i debitori e in egual misura.

Grazie ad una camera di compensazione che sia fatta da imprese, dipendenti delle imprese, esercizi locali e privati cittadini è possibile finanziare e far ripartire le nostre economie locali, pensateci…….

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Basilea III e la riserva frazionaria! Metodo diabolico, finanza distruttiva!

1) La riserva frazionaria è un diabolico meccanismo statistico basato sul fatto che solo una piccolissima percentuale della popolazione va a ritirare i soldi dalle banche contemporaneamente.
2) Con Basilea III le banche infatti sono autorizzate ad avere una liquidità pari al solo 2% dei risparmi versati dai correntisti
3) Piccolo esempio: mettiamo una banca BPS (Banca popolare degli strozzini) questa banca ha 100 correntisti e ognuno di questi ha 10.000 euro di risparmi. In totale la Banca ha 1.000.000 di euro di depositi. La banca applicando Basilea III mette a riserva 20.000 euro e gli altri 980.000 li può prestare o comprare obbligazioni ecc… E’ chiaro a questo punto che se tutti e 10 i correntisti richiedessero tutti i loro risparmi la banca non potrebbe fornirli perchè investiti.
4) Vincolare o prestare i 980.000€ significa che la banca non possiede quei soldi.Quindi nessuna class action potrà svincolare tale denaro perchè questo è sparpagliato tra milioni di azionisti e debitori! La banca non è più titolare di quella liquidità. La banca investe quei soldi che vanno dispersi nel calderone del mercato a debito e dei derivati bancari. La banca guadagna gli interessi su questo investimento. Quando il vincolo sarà sciolto (e purtroppo la banca in questo non ha alcun potere decisionale) allora la banca riavrà indietro i suoi 980.000€ più gli interessi e avrà guadagnato dal nulla, senza fare niente, e con il nostro denaro. Ma questi soldi non verranno mai svincolati, o meglio verranno sempre reinvestiti e vincolati nuovamente perchè solo così una banca e tutto il sistema bancario può reggere.
5) A fronte di un azione di massa pari al 2% della popolazione, le banche e il sistema crollerebbero (e questa è cosa buona…), mentre il 98% dei risparmiatori perderebbe tutti i suoi risparmi. E’ paradossale, ma è finanza, è economia bocconiana, non è una teoria, è la triste realtà.
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Cosa serve per rivoluzionare il nostro mondo?

A)Eliminare il capitalismo dalla finanza
B)Eliminare la qualità della riserva di valore dalla moneta ossia eliminare la possibilità di accumulo,
C)Eliminare dalla mente della gente comune l’idea che la moneta sia una merce. Tutta l’economia classica che abbiamo studiato purtroppo ci ha volutamente confuso facendoci credere che il denaro non e’ il mezzo di scambio ma il fine dello scambio
D)Eliminare dalla mente della gente l’idea che la ricchezza sia il denaro e non i beni e i servizi che questo denaro puo’ acquistare.

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Una finalità sociale della moneta complementare!

Sapendo implementare un’efficente sistema di moneta locale si potrebbe arrivare a finanziare lo stato sociale locale con la moneta complementare.
Oggi si sa, molte autonomie locali hanno le mani legate a causa del patto di stabilità. Pur volendo non possono investire in spesa sociale.
Le monente complementari potrebbero rappresentare una scappatoia a questo vincolo, un modo alternativo per finanziare attività mutualistiche e sociali.

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Moneta Debito VS Emissione monetaria cooperativa

Moneta Debito VS Emissione monetaria cooperativa

Sostituiamo l’emissione di moneta debito (in cui un ente finanziario crea moneta dal nulla e ne addebita il costo alla collettività) ad una emissione cooperativa in cui siano le imprese e i consumatori a battere moneta in base alle reali necessità produttive. Una emissione che impedisca l’accumulo monetario nelle mani di pochi speculatori. E possibile tutto ciò? Si è possibile creando dei circuiti di moneta locale! Impegnamoci seriamente nella difesa del nostro territorio.

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