COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

Pubblico

Permalink:

Chi è il saggio per Aristotele?

E’ colui che fa finta di sapere tutte le risposte o è quello che ricerca costantemente la verità sapendo di non sapere e ponendosi continuamente le domande che lo spronano ad approfondire?

Queste sono le domande che vorrei che ognuno di voi si ponesse in questo periodo:

1) L’economia classica (il pensiero unico) è una scienza esatta o in questo periodo viene esaltato il suo carattere di scienza piuttosto debole?

2) Se in tutti gli ambiti della vita umana le regole sono necessarie per organizzarsi e per convivere felici: la società, il lavoro, la scuola, addirittura le cose futili come il gioco e lo sport si fondano sul rispetto delle regole, per quale motivo i mercati funzionano bene se non sono sottoposti a regole, anzi si insegna addirittura in ambito accademico che se sottoposti a regole generano degli squilibri?

3) Quella che stiamo vivendo è una crisi di liquidità o è una crisi della liquidità come fondamento della finanza di mercato? La liquidità o riserva di moneta (il risparmio) non è piuttosto quella cosa che ha dato il via al capitalismo e alle speculazioni finanziarie?
E’ legittimo il tasso d’interesse o ha permesso piuttosto che la liquidità si trasformasse in merce e nella competizione tra merci reali e merci finanziarie risultasse la merce più pregiata colpendo così a morte l’economia reale?

4)Questa crisi finanziaria che stiamo vivendo è una crisi dell’offerta o è piuttosto determinata dal calo della domanda? Ossia citando Bagnai siamo in crisi perché non siamo efficienti  nel fare caffè o piuttosto la realà è che i caffè non si vendono?

5)E’ una crisi dei debiti pubblici sovrani o è invece una crisi dei debiti privati?

6)Dobbiamo avere più paura dell’ inflazione o della deflazione e della trappola di liquidita?

7) E’ possibile creare una area valutaria ottimale (tipo Zona Euro) se i paesi che la costituiscono hanno tassi d’interesse, tassi d’occupazione, livello dei salari ma anche lingue, tradizioni e culture diverse?
E ancora……La rigidità valutaria instaurata con la creazione della nostra zona ottimale ha fatto realmente bene alla nostra economia o ci ha trasformato da paesi esportatori ad importatori con conseguenze sulla bilancia dei pagamenti enormi?

8)Il debito pubblico che è aumentato a dismisura a partire dagli anni 80 è determinata dal fatto che noi tutti (imprenditori compresi) abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità o piuttosto dal fatto che è avvenuto in quel frangente il divorzio fra tesoro e banca d’Italia?

10) Siamo sicuri che sia sufficiente utilizzare iniezioni di liquidità (politiche monetarie espansionistiche) per aumentare il PIL? Il caso del Giappone dimostra il contrario, le inizioni di liquidità, in quel paese aumentano il risparmio dei privati che non sono spronati a spendere anzi continuano a tesaurizzare a causa di una mancata prospettiva ottimistica verso il futuro!
“Si può portare un cammello alla fonte ma non lo si può obbligare a bere!”

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.5/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

Vantaggi sistemici e personali nell’utilizzo della moneta locale.

L’effetto immediato e devastante sulle imprese, soprattutto piccole e medie, della crisi di liquidità è la restrizione indiscriminata dell’accesso al credito.
Un circuito di compensazione locale fra imprese consente al sistema locale delle imprese di surrogare la mancanza di credito per l’insieme degli scambi che esse operano a livello locale. Più alto è il grado di interazione fra imprese e più elevata è la quota del fabbisogno di liquidità che può essere servita dalla camera di compensazione. Sono le imprese stesse nel loro insieme a fungere da banca per le imprese, facendosi mutuamente credito nella forma di dilazioni di pagamento, non su base bilaterale bensì multilaterale.
VANTAGGIO FINANZIARIO
L’adesione al circuito locale di compensazione di crediti da, dunque, in primo luogo la possibilità di finanziare il proprio capitale circolante senza dover ricorrere al sistema bancario tradizionale.  Questo credito mutualizzato permette di accedere a una liquidità creata e distrutta dal ritmo degli scambi e non si deve acquistare dalle banche il denaro che le banche a loro volta acquistano sul mercato. Ciò comporta una riduzione del costo del finanziamento. In altri termini, il credito costa decisamente meno rispetto ai tassi d’interesse bancari. La camera di compensazione a differenza della banca non sostiene alcun costo per la raccolta di denaro. Inoltre i crediti non ricevono alcun tasso d’interesse, anzi, possono essere addirittura assoggettati a un tasso d’interesse negativo, in tal caso, i creditori partecipano, assieme ai debitori, a coprire i costi di gestione della camera di compensazione.
VANTAGGIO COMPARATO
Al di la del risparmio finanziario, l’adesione a un circuito di compensazione multilaterale comporta di per se un vantaggio comparato, legato alla pura presenza dell’impresa nel circuito. Nella misura in cui è disposta ad accettare di essere pagata in moneta locale, l’impresa aderente diviene più interessante per i sui clienti di un’impresa esterna al circuito, dal momento che questi ultimi potranno contare su modalità di pagamento più allettanti.  L’apertura di un canale di pagamento alternativo e meno costoso rafforza dunque i rapporti fra imprese locali e diviene anche la base per il progressivo allargamento del circuito.
VANTAGGIO COMMERCIALE
In terzo luogo, il vantaggio per tutti i partecipanti è indipendentemente dalla loro posizione, l’aumento delle loro vendite. Aderendo a un circuito di compensazione, ogni impresa potrà vendere più facilmente i propri prodotti e servizi, accedendo al contempo a una domanda più ampia.
ELIMINAZIONE DELLE INSOLVENZE
Non meno importante degli altri punti, è l’eliminazione delle insolvenze tra clienti e fornitori e l’aumento della fiducia reciproca.
SOSTEGNO DEL REDDITO
L’effetto macroeconomico più evidente è un sostegno del reddito generato da una maggiore velocità di circolazione degli attivi. Questo è addirittura rafforzato nell’ipotesi del pagamento in moneta locale di una parte dei salari. Per il fatto stesso che è denominato in moneta locale e non può essere speso al di fuori del circuito, l’intera percentuale del monte salari che viene dato in moneta locale non può che trasformarsi integralmente e velocemente, in domanda locale per prodotti locali.
SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE LOCALE E ALLA OCCUPAZIONE
Ci sono anche vantaggi di medio periodo legati al sostegno della produzione locali e alla perequazione fra redditi da lavoro e rendita finanziaria. Il sostegno della produzione locale in moneta locale comporta un sostegno all’occupazione locale e un disincentivo alla delocalizzazione. Accordi di secondo livello ben fatti potrebbero allora prevedere aumenti salariali nel medio periodo, accompagnati da un impegno delle imprese a investire maggiormente sul territorio.
INTEGRAZIONE TERRITORIALE
In un medesimo spazio, insieme politico ed economico, cittadini, imprese e associazioni del terzo settore possono stringere o rafforzare reciproci legami di collaborazione. La rilocalizzazione della finanza non implica affatto una chiusura comunitarista, ma piuttosto una possibilità di riarticolazione delle componenti della vita economica e sociale locale, anche in vista di una partecipazione più solida della comunità territoriale alla competizione globale.
Una moneta locale ben fatta contribuisce a mantenere coesa la società locale, sostiene l’economia locale in modo tale che quest’ultima non reagisca alle crisi con la riduzione delle spese sociali, rafforza il mantenimento sul territorio di competenze lavorative costruite in decenni, rendendo meno appetibile il ricorso alla delocalizzazione. Tutti questi effetti contribuiscono a mantenere elevata la produttività del territorio.
INVERTE IL RAPPORTO GERARCHICO FRA ECONOMIA REALE E FINANZA.
La dove il principio della rendita consente di vedere il lavoro solo come una risorsa da far fruttare, la rilocalizzazione della finanza, nella misura in cui fa giocare anche il tessuto di relazioni in cui il lavoro ha luogo, consente di vedere competenze. La dove la finanza ricominci a radicarsi nell’economia locale, quest’ultima può apparire nella struttura di rete di relazioni economiche e sociali.
In questi ultimi anni si è parlato di territorio come risorsa e di territorio come elemento identitario, da contrapporre alla globalizzazione, può darsi che le cose siano più semplici di ogni contrapposizione, e che, un territorio economico sia essenzialmente un’aria respirata insieme. Il rafforzamento delle relazioni di libero mercato a partire da uno strumento di libero mercato come la moneta complementare ha a che fare con la possibilità di continuare a respirare la medesima aria proprio perché ci si da respiro a vicenda. Uno schema locale di compensazione di crediti è una razionalizzazione, una generalizzazione e una concretizzazione del principio del respiro commerciale.
CAMERA DI COMPENSAZIONE COME BANCA PUBBLICA.
Detto in un altro modo: una camera di compensazione locale come quella che stiamo esponendo è di fatto una banca pubblica locale dedicata al finanziamento del suo tessuto produttivo che rappresenta il fondo vitale di un’economia. Si tratta di una banca pubblica non perché utilizza capitali pubblici, perché pubblica è la logica che adotta e il servizio che rende. Pubblica è la banca cooperativo è il credito. Una banca pubblica come puro intermediario finanziario che non compra e non vende niente, ma tiene insieme in una relazione potenzialmente virtuosa debitori e creditori.
AUMENTO DELLA DOMANDA DI BENI E SERVIZI LOCALI.
L’Integrazione locale supportata dalla moneta locale complementare porta con sé un aumento del volume degli scambi all’interno della comunità dei soggetti aderenti al circuito monetario e creditizio. Nella misura in cui si fa attraverso un aumento della velocità di circolazione della moneta, tale aumento non abbisogna di iniezioni di liquidità. L’effetto antidepressivo è chiaro: gli scambi generano essi stessi moneta e si automatizzano dalle decisioni di tesaurizzazione monetaria che caratterizzano le crisi di liquidità( trappola della liquidità e credit crunch)
L’AUMENTO DELLA DOMANDA NON CREA INFLAZIONE.
Infatti, L’effetto macroeconomico di sostegno alla domanda non passa ne per un aumento della quantità di moneta ne per un aumento della spesa pubblica locale, ma per l’aumento degli scambi stessi.
RAFFORZAMENTO DELL’EMERSIONE DEI PAGAMENTI IN NERO.
La nostra ipostesi è infatti che i pagamenti in moneta locale siano neutrali dal punto di vista del fisco; ossia che si applichino a essi tutte le normali imposte che gravano sui pagamenti in moneta ufficiale. L’incremento del gettito fiscale potrebbe essere ulteriormente rafforzato dall’emersione dei pagamenti in nero; infatti. poiché la moneta locale è una moneta elettronica, le transazioni in moneta locale sono tutte pienamente tracciabili.
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA E POLITICHE SOCIALI.
Aggiungo un’ultima, ma non meno rilevante, considerazione, pensando in particolare alla situazione italiana e alle discussioni degli ultimi mesi sui ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche. Un’amministrazione pubblica che aderisse ad un sistema locale di compensazione potrebbe smettere di pesare sulla struttura finanziaria delle imprese a causa dei ritardi nei pagamenti. Quella compensazione fra debiti e crediti della pubblica amministrazione e nei confronti delle imprese, che è stata variamente invocata suggerendo espedienti più o meno compatibili con l’ordinamento giuridico e tributario, all’interno di un circuito di compensazione locale diverrebbe un’operazione del tutto ordinaria e controllabile

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

CRITICA AL TASSO D’INTERESSE

Il principale responsabile della dicotomia fra capitalismo finanziario e economia reale si chiama tasso d’interesse!

Criticare il tasso d’interesse è la cosa che più fa rabbrividire un economista ortodosso!

Ma la critica viene da un economista eterodosso e da un giurista ormai scomparso:

MASSIMO AMATO (Bocconi)
IL TASSO D’INTERESSE COME IL PREZZO PER DETENERE LIQUIDITA’
Io pago un prezzo quando compro una merce!  Ma la LIQUIDITA’ è una merce? Se fosse una merce come tutte le merci si deteriorerebbe con il tempo, invece lei con il tempo mantiene il suo valore! Con il tempo permette l’accumulo e la fuoriuscita dalla circolazione monetaria. Diventa così la merce più domandata facendo lievitare il prezzo per accaparrarsene. Il prezzo o tasso d’interesse cresce in maniera molto maggiore rispetto alla redditività degli investimenti produttivi quindi spinge il risparmio (compreso quello delle Banche) verso di essa piuttosto che verso la produzione. La LIQUIDITA’ da mezzo di scambio diventa la finalità dello scambio.

GIACINTO AURITI (UNIVERSITA’ DI ROMA E TERAMO – SCOMPARSO NEL 2006)
IL PREZZO LO PAGO SE ACQUISTO QUALCOSA CHE APPARTIENE A QUALCUN ALTRO, NON LO PAGO SE QUELLA COSA MI APPARTIENE.
Vi siete mai chiesti di chi è la liquidità in circolazione! Nelle scorse settimane
è arrivata la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’Euro e la risposta è stata che non è di chi la emette, da nessuna parte sta scritto che è delle Banche centrali anzi è di chi la fa circolare. Qui entra in gioco l’opera di Auriti.
Egli diceva che le Banche centrali non potevano far pagare un interesse per prestare moneta agli stati in quanto il prestare è una qualità esclusiva del proprietario e loro non lo sono. Il paradosso è che la moneta è di chi la utilizza, essendo noi gli utilizzatori e i proprietari della moneta perchè paghiamo un tasso d’interesse (prezzo) per qualcosa che ci appartiene?

Il tasso d’interesse come si nota dall’opera di questi due grandi studiosi è il maggiore responsabile dell’indebitamento pubblico e privato ed è il fautore della crisi dell’economia reale.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

Trappola della liquidità

“Si può portare un cammello alla fonte, ma non lo si può obbligare a bere!”.
La politica monetaria espansiva (stampa di moneta per rilanciare l’economia) è insufficiente perchè il problema non è la scarsa liquidità ma la crisi di liquidità come fondamento della finanza di mercato

Ci sono casi in cui pur avendo gli stati la sovranità monetaria, le eventuali politiche monetarie espansive (stampa di moneta per rilanciare l’economia) non sortiscono effetti di crescita economica. Questo a causa della seguente massima di Keynes “Si può portare un cammello alla fonte, ma non lo si può obbligare a bere!”. Il Giappone ne è un esempio, nonostante le immense iniezioni di liquidità della BOJ (Banca centrale sovrana), i tassi d’interesse vicini allo 0 e la scarsa fiducia verso il futuro hanno innescato ciò che Keynes chiamava Trappola della liquidità (la politica monetaria è insufficiente a rilanciare la domanda):
i risparmiatori giapponesi per paura del futuro non fanno girare l’enorme massa di liquidità emessa dalle banche ma la trattengono in attesa di momenti migliori (Chissà se arriveranno mai!) e in attesa di tassi d’interesse maggiori (Chissà se arriveranno mai!). Ciò riduce enormemente la domanda di beni e servizi provocando deflazione e trappola della liquidità

Credo che l’Europa sia in preda allo stesso fenomeno secondo il mio punto di vista è necessario risorvere il problema della liquidità in quanto riserva di valore.
E’ solamente scindendo la valuta di riserva da una valuta di spesa che si otterranno due effetti importanti:
da un lato si potrà continuare a risparmiare (in quanto il risparmio è indispensabile per difendersi dall’incertezza del futuro )
dall’altro l’economia reale non risentirà dell’effetto deflattivo e di trappola della liquidità e sarà tutelata da una valuta che aumenterà la circolazione monetaria.

Suggerisco a tutti di leggere questo trattato sul Giappone:

http://dipeco.economia.unimib.it/persone/stanca/polec/tesine/blanga.pdf

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +3 (from 3 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

25 luglio 2013 : NASCE EFA (ECONOMIA FACILITATA)

E’ Nata la nostra associazione, 38 aziende l’hanno fatta nascere, ti chiedi il perche?
Perchè è arrivato il momento storico della doppia circolazione monetaria, della monete complementari, della critica al modello economico neoliberista, dell’enfatizzazione del localismo, del crepuscolo degli idoli speculazione e finanza, del capire che questa è una crisi di liquidità che dipende dalla riduzione della domanda dei beni e dei servizi globali, (generata a sua volta da un’ irrigidimento valutario a causa della struttura stessa dell’euro), che questa crisi non si risolve a colpi di razionalizzazione dell’offerta a colpi di rigore, che probabilmente una parte politica vuole distruggere il capitalismo di beni e servizi reali a favore del capitalismo finanziario e un’altra parte politica vuole distruggere il capitalismo reale perchè è rimasto legato a ideali di secoli fa, perchè se muore l’economia reale muore il tessuto sociale, perchè la politica tutta non è in grado di capire i danni provocati dalla globalizzazione, dalla guerra globale dei salari.
“ricordate l’economia liberista, bassi salari = riduzione dei prezzi = aumento della spesa = aumento degli investimenti ecc….”
questa ossia la ricetta neoliberista al riequilibrio di domanda e offerta è fallita, ha dimostrato di aver fallito nel 29 ed ha fallito oggi.
Perchè dobbiamo riprenderci la nostra sovranità sociale, culturale, politica, economica, dobbiamo essere in grado di ricostruire quello che l’ignoranza
economica o la malafede economica hanno distrutto.
Se vuoi unirti a noi in questa avventura scrivimi: l.pallozzi@progettoefa.it

EFA

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

E’ arrivato il momento storico per le camere di compensazione, le monete locali e la doppia circolazione monetaria

Oggi l’economia mondiale non può sopportare un aumento dell’indebitamento e degli interessi passivi, quindi abbisogna di una creazione qualsiasi di mezzi monetari, ma tassativamente di un tipo di mezzi monetari esenti da debito e idonei a estinguere l’indebitamento. È necessario che questa moneta venga destinata a produzione e infrastrutture utili anziché alla speculazione. Altrimenti non si esce dalla piramide rovesciata di 4 milioni di miliardi di dollari di debito mondiale. È arrivato il momento storico delle monete complementari unità di conto. È Venuto il momento che la politica se ne accorga, in caso contrario sarà il mondo della produzione a farsi la sua moneta, la sua economia, la sua politica.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

Modello neoclassico e Keynesiano a confronto

Il primo approccio perse credito per effetto della disastrosa crisi del 29 che esso non aveva preveduto e che non riusciva a risolvere con i suoi strumenti: pareggio di bilancio, taglio delle spese, aumento delle tasse. Il secondo nasce come risposta a questo fallimento e apre la prospettiva di macroeconomia – ossia la prospettiva non più aziendale(microeconomica), ma sistemica sull’economia.

Il primo approccio che è attualmente quello diffuso e che non è contestabile  in quanto viene sposato dalla politica “tutta” (destra e sinistra) anche in questa grave crisi si è rivelato del tutto inadeguato alla risoluzione del problema.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

E’ legittimo il tasso d’interesse o è ciò che rende impropria una moneta?

C’è una grande confusione fra moneta  e ricchezza, fra moneta come flusso e moneta come stock. La questione si può condensare ancora più semplicemente nella seguente domanda: può la moneta in quanto ciò che consente lo scambio delle merci, essere considerata essa stessa una merce? Nel monento in cui la moneta cessa di essere mezzo di scambio e diventa una merce si può parlare di uso improprio della moneta e addirittura si possono gettare le basi per parlare di usura. La questione dell’usura non è innanzitutto una questione quantitativa connessa alla limitazione per via legale del tasso massimo d’interesse. Questa è piuttosto una forma del problema tardiva e depotenziata, per non dire deprivata di ogni rapporto con il senso. La moneta è stata istituita (Aristotele) per servire come luogo di misura e in secondo luogo come intermediaria dello scambio. Si può parlare di uso improprio della moneta e di usura nel momento in cui la moneta merce trasforma il mezzo con il fine monetario. Questa trasformazione è stata possibile grazie all’istituzione del prestito ad interesse dal momento che dare un prezzo alla riserva di moneta ha dato il via alla tesaurizzazione e ha fatto sorgere l’idea secondo cui la moneta non è il mezzo ma l’oggetto dell’arricchimento. La moneta in questo modo diventa una delle merci più domandate e toglie linfa vitale all’economia reale  che avrebbe invece bisogno della moneta come mezzo di scambio.L’economia reale non cresce perchè qualcuno (spinto dalla preferenza per la liquidità) preferisce alla merce reale (prodotta con il lavoro)  la moneta merce (prodotta con i tassi d’interesse).

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

PER TUTTI QUELLI CHE CREARE UN SISTEMA DI FINANZA ALTERNATIVA E’ OSTICO ED UTOPISTICO IN QUANTO:

SI DEVONO VALUTARE TUTTE LE VARIABILI IN GIOCO, NON SI DEVONO COMPIERE ERRORI STRUTTURALI, BISOGNA FARE ANALISI SU ANALISI, COSTRUIRE MODELLI MACROECONOMICI PRECISI:

VORREI CONTROBILANCIARE LE VOSTRE INCERTEZZE CON I DOGMI DI ECONOMISTI CLASSICI CHE PUR SEGUENDO  IL “MAINSTREAM” ALLA LETTERA HANNO COMMESSO ERRORI BANALI MA IMPERDOBABILI

GLI ERRORI SISTEMICI DEI PREMI NOBEL  REINHART E ROGOFF ECONOMISTI DI HARVARD CI HANNO CONDANNATO AD ANNI DI POLITICHE DI AUSTERITA’. VI PREGO DI LEGGERE E COMMENTARE

IN ECONOMIA NON ESISTONO MODELLI ECONOMICI PRECISI: MA L’UNICA CERTEZZA E’ CHE SE NON REAGIAMO VELOCEMENTE CON MODELLI ALTERNATIVI CHE NASCANO DAL BASSO E LASCIAMO

TUTTO IN MANO ALLA “MANO INVISIBILE” AL FANTOMATICO EQUILIBRIO DEL LIBERO MERCATO, LA CRISI (SOPRATTUTTO LOCALE) NON SI PLACHERA’.

http://www.corriere.it/economia/13_maggio_28/krugman-rogoff_aa27eaf2-c76d-11e2-803a-93f4eea1f9ad.shtml
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.

Permalink:

UN DOGMA DELL’ECONOMIA CLASSICA: IL PARADIGMA DELLA SCARSITA’

E’ una particolare visione del capitalismo che affonda le sue radici nella seconda metà del XIX secolo ma vanta ancora oggi numerosi sostenitori di alto rango, in accademia e nelle banche centrali, e rappresenta la base concettuale di riferimento del “mainstream” contemporaneo, la teoria macroeconomica dominante. Il paradigma della scarsità suggerisce l’idea che la ricchezza di una nazione sia essenzialmente determinata dalle risorse produttive di cui dispone: ossia lavoro, capitale e conoscenze tecniche accumulate. Queste grandezze, dette fondamentali, determinano i livelli di produzione e occupazione che nel gergo apologetico della teoria dominante vengono definiti “di equilibrio naturale”.

Che una crisi possa ridurre l’occupazione al di sotto del livello di equilibrio viene ammesso, ma si precisa che lo scostamento sarà di breve periodo: prima o poi i meccanismi di mercato riporteranno il sistema economico verso la sua posizione naturale. In quest’ottica, lo sviluppo economico è vincolato da fondamentali, ossia principalmente dalla scarsità di lavoro effettivamente disponibile.

Con poche eccezioni, dal paradigma della scarsità scaturisce l’idea che sia opportuno affidare alla libera concorrenza sui mercati la mobilitazione delle risorse produttive al fine di determinare un loro impiego pieno, efficiente, generatore di massima crescita economica. L’equilibrio naturale, sarà tanto migliore in termini di occupazione, sviluppo e benessere, quanto più le risorse produttive disponibili saranno affidate alle forze del mercato. Qualsiasi ostacolo alla competizione tra capitali e tra lavoratori finisce infatti per turbare l’andamento dei prezzi di mercato e pregiudicare di conseguenza l’utilizzo pieno e ottimale delle risorse esistenti.

Per esempio, un welfare eccessivamente generoso o sussidi di disoccupazione troppo alti, che consentono a tanti indidividui di vivere da nullafacenti, rendono ancor più scarso il numero di lavoratori disponibili sul mercato e quindi limitano le possibilità di crescita della produzione e della ricchezza.

Il paradigma della scarsità da sostegno teorico a una serie di pregiudizi radicati nella pubblica opinione, come ad esempio l’idea che si possa interpretare la complessa realtà economica sottesa ai bilanci statali o alle bilance commerciali di interi paesi come se si trattasse dei conti di una semplice unità familiare. In effetti, se una famiglia non riesce a rimborsare i prestiti contratti in passato, si dice che essa ha vissuto oltre le sue possibilità e deve quindi rivedere gli stili di vita per risanare i conti, Per analogia, allora, si sostiene che pure un’economia nazionale afflitta dal debito debba essere governata secondo i crismi del buon padre di famiglia incarnati da Polonio, che suggeriva a Laerte di essere frugale, di non dilapidare le risorse scarse e di non chiedere denaro in prestito. Da tale analogia deriva quindi il luogo comune secondo cui tutti noi, in questi anni, avremmo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, caricando un insostenibile debito sulle giovani generazioni e dovremmo pertanto rimediare agli eccessi del passato attraverso i sacrifici.  IL PARADIGMA DELLA SCARSITA’ LEGITTIMA DUNQUE LE POLITICHE DI AUSTERITA’.

Come è tipico soprattutto dei tempi di crisi, la concezione dell’economia basata sulla scarsità fa oggi proseliti in ogni dove, soprattutto fra le vaste schiere di analisti e politici allevati per anni nella bambagia di un diffuso conformismo. Le conclusioni suggerite dal paradigma dominante permeano la comunicazione politica, si fanno senso comune senza essere sottoposte a una verifica, a un contradditorio. Prendiamo ad esempio l’idea secondo cui noi tutti, in questi anni, avremmo vissuto al disopra dei nostri mezzi caricando un insostenibile debito sulle giovani generazioni. Questa litania circola da mesi indisturbata sui media. Ma in che senso noi tutti avremmo vissuto al di sopra dei mezzi visto che l’economia è afflitta da un sistematico sottoutilizzo del lavoro, degli strumenti di produzione e delle forze produttive esistenti? E ancora, come può l’economia nazionale ripagare i suoi debiti attraverso l’austerità, se questa a sua volta implica un ulteriore mancato utilizzo delle forze produttive e un ulteriore calo dei redditi? Infine perchè mai le giovani generazioni sarebbero salvaguardate dalla politica di austerità visto che questa contribuisce al dilagare della disoccupazione soprattutto tra di loro?

Il paradigma della scarsità non è in grado di replicare in modo coerente a queste e a molte altre obiezioni. Più in generale, non appare capace di analizzare i complessi meccanismi di funzionamento del regime di accumulazione dell’ultimo trentennio, poi alcuni suoi concetti chiave come l’equilibrio naturale rappresentano dei corpi del tutto estranei al funzionamento effettivo dell’accumulazione capitalistica. Non suscita allora meraviglia che i più illuminati esponenti del amainstream come i premi nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, siano riusciti ad aprire uno squarcio di luce sulla crisi proprio nei casi in cui hanno oltrepassato, sia pure in via temporanea, l’angusto perimetro concettuale del paradigma della scarsità. VIceversa, gli osservati che nel mezzo della crisi sono rimasti integralmente fedeli alle argomentazioni del paradigma dominante si trovano ormai, più o meno inconsapevolmente, a fungere da puntelli, da supporti ideologici di un meccanismo di produzione e distribuzione gravemente compromesso, funzionale ad un nucleo sempre più limitato e concentrato di interessi privati.

 

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)
  • Thanks for leaving a comment, please keep it clean. HTML allowed is strong, code and a href.
ChatClick here to chat!+