COMITATO PER L'UNITÀ DI CONTO EFA (ECONOMIA FACILITATA) Menu

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Genesi sviluppo e crisi del sistema finanziario

La struttura e le funzioni del sistema finanziario rappresentano il risultato di un processo evolutivo che è in atto da secoli e che non è destinato a fermarsi.
Il processo evolutivo del sistema finanziario può essere riassunto nelle seguenti quattro fasi:
Assenza di un sistema finanziario
Presenza di un sistema finanziario primitivo
Presenza di un sistema finanziario elementare
Presenza di un sistema finanziario evoluto.

Assenza del sistema finanziario
La prima fase è costituita da un sistema embrionale fondato sul baratto in cui non ci sono ne gli intermediari finanziari ne gli strumenti finanziari, quindi neanche la moneta.
Con il baratto ogni scambista in possesso di un bene da scambiare (es. arancio) può acquistare un bene diverso (es. Kiwi) solo incontrando un altro scambista che disponga di quest’ultimo bene e che al tempo stesso sia disponibile a scambiarlo ricevendo in contropartita il bene offerto in cambio (arancio). E’ un sistema che limita le transazioni potenziali in quanto si basa sulla coincidenza delle opposte preferenze degli scambisti, condizione tutt’altro che facile da realizzare nella realtà. Lo sviluppo economico, in questo senso rimane frenato dall’allungamento della catena delle transazioni e dall’elevatezza dei costi di attesa e dei costi di ricerca. E’ a questo punto che gli scambisti convengono sull’opportunità di superare la logica dell’economia del baratto con la moneta merce: si tratta di una moneta che rappresenta un bene che viene identificato con qualsiasi oggetto comodo da conservare e pratico da trasportare, caratterizzato da bassa deperibilità e da alta diffusione (pietra, conchiglia, sale, zucchero ecc…) al quale una collettività di persone attribuisce convenzionalmente il rango di strumento di pagamento e che presenta un potere d’acquisto normalmente corrispondente al valore intrinseco dello stesso bene. Anche la diffusione della moneta merce purtroppo non costituisce una soluzione sufficiente per supportare una significativa intensificazione degli scambi  e l’accelerazione dello sviluppo dei sistemi economici dal momento che incontra un limite fisico alla sua circolazione. La necessità di superare il vincolo descritto porta a realizzare il passaggio dalla moneta merce alla moneta segno.

Presenza di un sistema finanziario primitivo
L’avvento della moneta segno nella forma del biglietto di stato scandisce il passaggio dalla fase di assenza del sistema finanziario a quella della presenza del sistema finanziario primitivo. Il biglietto è uno strumento finanziario nel senso che sottintende un rapporto di credito/debito tra il soggetto che lo possiede da una parte e lo stato che lo ha emesso dall’altro. E’ ragionevole pensare che il sistema finanziario primitivo operi in un contesto di riferimento nel quale anche il sistema economico è evoluto rispetto alla precedente fase incentrata sulla logica del baratto. In particolare si può immaginare che si tratti di un sistema economico che può essere anch’esso definito primitivo e nel quale, rispetto al sistema economico embrionale, vi è una più precisa distinzione di ruoli tra le entità che consumano e quelle che producono e comincia anche a delinearsi la funzione sociale delle amministrazioni pubbliche. Si tratta di una realtà molto semplificata il cui sistema economico è articolato su due mercati (quello del lavoro e quello dei beni e dei servizi) e il cui sistema finanziario è caratterizzato da un unico strumento (la moneta costituita dai biglietti di stato) e da un unico mercato (il mercato di tale moneta)  Il sistema economico primitivo mostra una capacità di accumulazione di risorse più alta rispetto a quella che poteva caratterizzare un sistema economico embrionale, ma pur sempre limitata, ne deriva (data la chiusura agli scambi con l’estero del sistema in esame) un livello di investimenti ridotto e un conseguente potenziale di sviluppo molto basso.

Presenza del sistema finanziario elementare
Le evoluzioni che conducono alla fase del sistema finanziario elementare riguardano sia gli strumenti, sia i mercati, sia gli intermediari.
Strumenti
Per quanto riguarda gli strumenti, il sistema finanziario sviluppa:
strumenti di pagamento: si assiste al declino dei biglietti di stato e al sorgere di quello che all’epoca si chiamavano certificati di deposito monetari e che poi divennero i biglietti di banca. Il declino dei biglietti di stato avviene a causa della sfiducia del pubblico nei confronti delle amministrazioni pubbliche emittenti a seguito della sconsiderata scelta di queste ultime di dilatare le loro spese correnti tramite un incontrollato incremento della circolazione monetaria. Importante diventa il ruolo delle aziende mercantili: il pubblico decide allora di depositare i biglietti di stato presso le aziende mercantili le quali le cambiano con strumenti cartacei. Tali strumenti offrendo esattamente come i biglietti di stato, la possibilità della convertibilità, contengono la promessa dell’emittente del pagamento al portatore, ma non possono essere ancora chiamati biglietti di banca in quanto questa denominazione potrà essere riconosciuta solo nel momento in cui le aziende emittenti completeranno la loro evoluzione cessando l’attività commerciale e svolgendo attività finanziaria
strumenti di credito. Relativamente agli strumenti di credito, si assiste alla nascita dei titoli primari, cioè degli strumenti finanziari emessi dalle unità in deficit finanziario e sottoscritti dalle unità in surplus finanziario. Tale nascita si spiega con il sorgere di due concomitanti esigenze: quella delle imprese non finanziarie di incrementare i loro investimenti reali tale da sviluppare l’attività produttiva, quella delle famiglie di aumentare il loro risparmio  avendo a disposizione, in affiancamento alla moneta che non offre alcuna remunerazione, opportunità di investimento finanziario fruttifere il cui rendimento possa giustificare la decisione di rinviare i consumi nel tempo. I titoli primari sottintendono un rapporto di natura creditizia e presentano caratteristiche tecniche di durata medio-lunga e rendimento relativamente elevato. La durata medio-lunga appare coerente con la necessità delle imprese non finanziarie di coprire spese di ampio respiro come quelle legate agli investimenti reali, ma risulta meno gradita alle famiglie che esprimono una marcata preferenza per la liquidità. La descritta evoluzione degli strumenti porta a uno sviluppo importante rappresentato dalla nascita dei titoli primari che va affiancandosi al mercato della moneta. Il mercato secondario viene toccato invece da sporadiche e rarefatte transazioni.
Questo sistema finanziario  articolato su due mercati (mercato del lavoro e dei beni e servizi) ma i settori istituzionali, mettono in atto un sistema finanziario il cui assetto appare arricchito e ruota su due categorie di strumenti (moneta e titoli primari) e su un primo nucleo di intermediari (le aziende mercantili operanti anche nel campo dei servizi finanziari).
Il sistema economico elementare evidenzia una capacità di accumulazione di risorse più alta rispetto a quella del sistema economico primitivo, ne derivano, data la presenza della chiusura del sistema agli scambi con l’estero, un livello di investimenti parimenti più elevato rispetto a quello del sistema finanziario primitivo, quindi un potenziale di sviluppo maggiore.

Presenza del sistema finanziario evoluto.
Le evoluzioni di questo sistema riguardano sia i mercati che gli intermediari.
Per quanto concerne gli strumenti l’innovazione sta nell’innovazione degli studenti di pagamento e degli strumenti di credito.
Per quanto riguarda gli strumenti di pagamento si assiste al passaggio dai certificati di deposito monetari ai biglietti di banca e, in un secondo momento all’avvento dei depositi a vista in conto corrente. Il tutto è il frutto del compimento del processo di trasformazione in intermediari bancari delle aziende mercantili. I biglietti di banca diventano un mezzo di pagamento accettato per legge, ma contemporaneamente, la loro emissione torna a essere effettuata da un unico soggetto (l’intermediario finanziario che prenderà il nome di istituto di emissione), ne più ne meno come accadeva con i biglietti di stato emessi dall’autorità pubblica. Passando agli strumenti di credito, si assiste alla nascita dei titoli indiretti rappresentati appunto dai depositi a vista, che vanno ad affiancarsi ai titoli primari rappresentati dalle obbligazioni. I titoli indiretti risultano in tutto e per tutto differenti dai titoli primari, le differenze, riguardano il soggetto emittente (gli intermediari finanziari nei titoli indiretti, le imprese non finanziarie nei titoli primari), la durata (breve nei titoli indiretti, medio lunga nei primari), la liquidità (alta ne indiretti, bassa nei primari), il rischio (ridotto nei titoli indiretti, elevato nei primari). I titoli indiretti risultano essere assolutamente più graditi alle unità in surplus finanziario. Il nuovo mercato è un mercato governato dagli intermediari bancari e nel quale le negoziazioni risultano fortemente personalizzate. La sua nascita, peraltro, contribuisce ad accelerare lo sviluppo anche dell’altro mercato, in particolare del comparto secondario le cui negoziazioni nella precedente fase risultavano rarefatte e sporadiche.
Arrivando agli intermediari i termini generali della loro evoluzione vertono sullo sviluppo della funzione creditizia e monetaria. L’avvento di tali funzioni, infatti, porta alla nascita dell’istituto di emissione e delle banche di deposito. Il primo è specializzato nell’emissione della moneta legale , le seconde si presentano come intermediari bancari che esercitano congiuntamente l’attività creditizia e tramite i depositi a vista in conto corrente, l’attività di emissione della moneta bancaria e il cui modello di business, evolve progressivamente verso lo sviluppo delle attività di servizio e delle altre attività di intermediazione finanziaria.
Questo sistema economico rimane articolato su due mercati (lavoro e beni e servizi) , e il sistema finanziario su tre categorie di strumenti (moneta, titoli primari e indiretti)  e su tre tipologie di mercato (mercato della moneta, mercato dei titoli primari e mercato dei titoli indiretti).
Il sistema economico evoluto mostra una capacità di accumulazione di risorse più alta rispetto a quella del sistema elementare, ne deriva una maggiore accumulazione di risorse, un livello di investimenti più elevato, quindi un potenziale di sviluppo maggiore.

Conclusioni.
il sistema finanziario rappresenta una struttura fondamentale per il funzionamento del sistema economico
L’evoluzione dei due sistemi procede in parallelo, nel senso che quanto maggiore risulta il grado di sviluppo del sistema finanziario, maggiore risulta il grado di sviluppo del sistema economico.
Il ruolo chiave del sistema finanziario ai fini della crescita del sistema economico spiega la grande attenzione che i paesi emergenti (est Europa, Cina) prestano all’approntamento di un’infrastruttura finanziaria in grado di alimentare e di sostenere il loro sviluppo
Quando lo sviluppo del sistema finanziario comincia a diventare anormale, nel senso che la nascita di nuovi strumenti, di nuovi mercati e di nuovi intermediari è determinata da motivazioni di elusione delle regolamentazione oppure da valutazioni di pura convenienza economica dei soggetti innovatori e conseguentemente, le condizioni di funzionamento dell’infrastruttura finanziaria non mostrano passi avanti, la dimensione dello stesso sistema rischia di divenire ipertrofica e il contributo allo sviluppo del sistema economico viene meno fino a diventare addirittura negativo
in tale contesto si determinano condizioni favorevoli all’insorgere di fenomeni che minano la credibilità del sistema finanziario e ne mettono in discussione l’assetto e il funzionamento.

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Moneta complementare VS Compensazione Multilaterale

Agli occhi dell’opinione pubblica esistono due categorie di monete complementari, esiste la moneta complementare cartacea (scec per esempio) e le stanze di compensazione (in cui il credito e il debito degli attori si compensano in un grande consorzio con la finalità di acquistare e vendere prodotti senza usare la liquidità) che vengono annoverate fra le monete complementari ma in realtà sono l’antitesi della moneta.

Noi di EFA riteniamo che il primo tipo sia concettualmente e tecnicamente sbagliata quindi da evitare.

Il sistema delle stanze di compensazione invece sono il metodo corretto se si vuole implementare un sistema finanziario etico e cooperativo.
La differenza sta nell’impostazione teorica ma anche pratica dei due sistemi, mentre il primo gruppo di monete complementari parte da questo presupposto: siamo in crisi di liquidità, quindi la liquidità emettiamola noi, il sistema di compensazione che noi riteniamo più virtuoso invece parte dal seguente punto di vista “siamo in una crisi della liquidità a causa della struttura dei mercati finanziari fondati sulla liquidità”.

Gli ideatori del primo gruppo di monete complementari ritiene che attraverso una emissione monetaria fatta da privati complementare a quella a corso legale, si colpisca lo strapotere delle banche e degli intermediari finanziari. Noi riteniamo che questo non sia sufficiente, soprattutto perché non crediamo alla favola dello speculatore cattivo, del cancelliere tedesco di turno che schiavizza il resto d’europa, non crediamo ai complotti.

Noi sostenitori delle stanze di compensazione pensiamo che la colpa vada ricercata nella struttura dei mercati finanziari e nella liquidità del titolo e della moneta. Finchè alle spalle di un credito bilaterale tra due soggetti, ci sia un’emissione di titoli che permetta di mercificare quel rapporto e di romperlo prima della sua chiusura per un’esigenza di liquidabilità immediata, non si potrà parlare di finanza etica e ancora, fintanto che non si proceda ad una vera e propria revisione economica dei trattati commerciali tra paesi che impedisca ad un soggetto di vendere senza poi acquistare per accumulare riserva non si potrà parlare di cooperazione ed infine , fintanto che non si capisca che non è sempre vera la formula economica risparmio = investimento perché esiste una trappola della liquidità che può mantenere indefinitamente le giacenze all’esterno del circuito economico provocando deflazione non si può parlare di sistema finanziario ben fatto.

La questione è tecnica e strutturale prima ancora che morale ed è la seguente: non ci può essere nessun sistema finanziario fatto bene se ha come principio cardine la “preferenza per la liquidità”.
Da questo punto di vista EFA stanza di compensazione sarà un sistema in cui sarà osteggiato in ogni modo la riserva di valore (risparmio, liquidità).

Ma ormai dovreste sapere, se seguite questo blog che una moneta che non abbia la riserva di valore non si possa annoverare fra le monete.

Quindi si arriva alla paradossale conclusione che la compensazione di crediti e debiti all’interno di una stanza di compensazione non abbia nulla a che fare con la moneta. Si potrebbe sicuramente concludere dicendo che dal momento che questo sistema (esistente già in varie parti del mondo) permette a svariati attori commerciali di intrattenere rapporti di vendita e acquisto, per fare economia non è assolutamente necessario usare la moneta, nemmeno quella complementare, ma si può semplicemente congegnare un sistema di compensazione multilaterale (quindi non baratto).

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IL TEMPO DEL DENARO: Le rivoluzioni scientifiche e industriali e la rivoluzione del tempo

Fra il XVII e il XVIII secolo si passa inda un’epoca in cui l’economia è ancora subordinata alle esigenze della comunità umana a un’altra in cui le leggi economiche prendono liberamente il sopravvento ed è l’uomo a doversi   piegare ad esse.

Tale capovolgimento è il frutto di una serie di rivoluzioni, connesse fra loro, destinate a cambiare la condizione umana, prima in Europa e in Occidente, poi, man mano che si viene verso i nostri giorni, sull’intero pianeta. Sono la rivoluzione scintifica, agraria, industriale, tecnologica, demografica, commerciale, creditizia, politica, religiosa.

Il denaro interagisce in modo profondo con tutto ciò. A volte è lo spirito del denaro che li agevola, altre volte ne è uno degli effetti. Secondo Pierre Vilar il passaggio dal feudalesimo al capitalismo è il passaggio da un’economia dove il denaro è secondario a un’economia monetaria.

Alle origini di tutte le altre rivoluzioni c’è però la rivoluzione del tempo. Fino al XVI secolo, più o meno, la stragrande maggioranza degli uomini aveva vissuto nel presente. Il tempo era quello ciclico della natura, della terra, delle stagioni, che sempre si ripete ed è immutabile. Se in alcune civiltà, si pensava al futuro, era un futuro metafisico, religioso, posto al di la delle vicende umane.

Intorno al XVII secolo la percezione del tempo comincia a cambiare. Fa irruzione il dinamico futuro inteso non più come un al di la metafisico, ma come un al di qua concreto, alla portata dell’uomo. Era stato il mercante, col suo bisogno di calcolo, di previsione, di speculazione a introdurre, il concetto di tempo coniugato al futuro.

La scoperta del futuro fu una folgorazione che finì per scalzare dalla mente degli uomini il presente e questa nuova dimensione del tempo lanciò alla grande il denaro. Se ci si pensa, infatti, senza il denaro, qualsiasi calcolo, previsione, progetto, accantonamento di tipo economico, che vada al di là del ciclo stagionale, è impossibile o difficile, mentre il denaro traspone il presente nel futuro e fa retroagire il futuro sul presente.

 

Appunti e riflessioni tratti da “il denaro sterco del demonio” M.Fini.

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Storia del denaro: il medioevo e il ritorno al baratto, la nascita dei mercanti e della borghesia.

Con il medioevo si ritorna al baratto e crolla l’economia monetaria Ci saranno 1000 anni di autarchia, autosufficienza, produzione per il consumo. E’ nel basso medioevo però che fanno ingresso alcune novità che avranno un’importanza decisiva nello sviluppo successivo del denaro.

Il mercante: Esso fece la sua prima comparsa in Europa a partire dal VII secolo a.C:, ma non era riuscito a conquistare come ceto, dignità sociale, perchè presso tutte le culture la figura del mercante era stata sempre marchiata da un profondo disprezzo (soprattutto da parte della chiesa). In verità il mercante si nobilita veramente solo dopo la Rivoluzione industriale, quando diventa imprenditore, perchè alcuni elementi della sua attività, come le dimensioni e l’organizzazione dell’azienda, la trasformazione dei prodotti, il suo ruolo di capitano d’industria e di uomini, rendono meno percepibile che, nell’essenza, il suo resta sempre un comprare e un vendere. Fra l’11 e il 12 secolo si forma per la prima volta nella Storia, una forte e organizzata classe di mercanti che si consolida nel 13 e 14 sec con l’affermazione dei Comuni. Quello che da il tono alla categoria non è il bottegaio che esercita la vendita al minuta sulla piazza cittadina (egli resta un poveraccio), ma il mercante che si collega alle piazze e alle fiere di altre città anche molto lontane, pportandovi quelle merci che la produzione locale e la campagna circostante non possono offrire. E’ il cosiddetto grande mercante predecessore dell’imprenditore moderno. A Firenze a cavallo fra il 14 e il 15 sec. Una famiglia di mercanti e di banchieri i Medici, diventerà la padrona assoluta della città. E’ un caso unico a questo livello, ma è il segno come scrive Sombart che si stava passando lentamente dalla ricchezza basata sul potere al potere fondato sulla ricchezza. Anche quando non sono direttamente classe dirigente i mercanti, divenuti un solido ceto medio che fa parte del cosiddetto popolo grasso, sono pienamente in grado di far valere i propri interessi, che peraltro coincidono, almeno dal punto di vista economico, con quelli delle città. Siamo alle soglie dell’imprenditoria capitalistica, ma senza superarle, perchè l’investimento è minimo, dato che i macchinari sono molto semplici e poco costosi e il rischio è quasi nullo poiché la domanda è ristretta e il mercante può calibrare alla perfezione l’offerta. L’ascesa del mercante, significa ascesa contestuale del denaro perchè, come scrive Sombart, l’attività del mercante viene dal denaro e dal denaro ritorna. Anzi nel mestiere del mercante il contatto col denaro è più diretto, immediato e costante che in qualsiasi altra professione.

 

Il borghese: Il fatto veramente dirompente è che col mercante dell’ultimo Medioevo nasce anche un tipo di uomo completamente nuovo, una figura sconosciuta alle società precedente: il borghese. Ciò che qualifica il borghese non è la sete di guadagno in se e per se, come nota Max Weber “sete di lucro”, la novità è che il borghese, orienta in modo sistematico tutta la sua attività al guadagno attraverso il lavoro. Questo fatto, che a noi oggi sembra scontato è la folgore che cambierà tutti i rapporti economici, sociali, esistenziali, sui quali l’uomo aveva vissuto per migliaia di anni. Infatti nella cosiddetta società tradizionalista, gli uomini lavoravano solo per quel che loro bastava a mantenersi. Il lavoro serviva solo alla copertura del fabbisogno. Il mercante, il borghese sconvolge questa logica, opera una rivoluzione ribaltando la mentalità tradizionale e anche venti secoli di storia del pensiero occidentale e orientale: “non è una virtù accontentarsi di ciò che si ha”. Ciò che si vuole è sempre più denaro e per ottenere sempre più denaro bisogna lavorare sempre di più, molto di più rispetto alla quantità di lavoro che servirebbe per il proprio sostentamento. Questo spirito capitalistico fa nascere uno stile di vita del tutto nuovo fondato sul risparmio.

Risparmio: Si impara che il denaro non si fa solo guadagnandolo con il lavoro, ma anche non spendendolo. Lapalissiano dirà il lettore, eppure questo concetto, per noi elementare è sconosciuto nell’economia delle società tradizionali e tribali dove vigeva il gusto della dissipazione della ricchezza e della sua distruzione gratuita. Si passa da una economia di uscite ad una economia d’entrate. Il nuovo credo era che le uscite non dovevano mai superare le entrate.

 

 

 

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L’evoluzione del denaro durante il capitalismo antico

Per comprendere come:

Usura e speculazioni non sono un fenomeno circoscritto ai giorni di oggi, anzi, sono un fenomeno strutturale che esiste perché esiste la moneta, quindi sono un effetto collaterale di un sistema finanziaro congegnato sul denaro.   

L’invenzione della moneta, l’avvento del mercato e la produzione per l’eccedenza e non più solo per il consumo, la comparsa dello spirito del profitto, han fatto definire quello che va dal VII secolo avanti Cristo al II secolo dopo Cristo come il periodo del “capitalismo antico” in quei nove secoli la logica del capitale rimase ad uno stadio embrionale rispetto agli sviluppi che ha avuto in seguito. A coniare la prima moneta si vuole che sia stato Gige, re della Lidia e fondatore della dinastia Mermnade, progenitore di Creso, si tratta dell’elektron, una combinazione di oro e argento. Nella Grecia vera e propria la moneta fu coniata nel 630 a.C. Ad Atene venne introdotta una trentina di anni più tardi, era l’obolo una moneta d’argento di piccolo taglio. Solo nel III secolo a.C. si comincia a notare nel commercio internazionale di cereali l’affermarsi dei meccanismi propri del libero mercato: l’offerta si sposta a seconda della domanda e della scarsità e i prezzi vengono determinati di conseguenza. A Roma e nell’Italia centrale la moneta arrivò solo alla fine del IV secolo così come in Gallia e nell’Africa del Nord.

Con la moneta arriva il capitale, la ricchezza, da statica che era, diventa dinamica, la si investe per procurarsi altra ricchezza, prima era statica veniva utilizzata prettamente a scopo di tesaurizzazione e di esibizione, per essere dilapidata e distrutta a maggior gloria di chi la possiede o come nel caso degli imperi orientali, per essere redistribuita (…e questi sarebbero i trogloditi). E’ un mutamento favorito da una questione tecnico strutturale propria del sistema denaro, quando i beni sono scambiati in natura è molto complicato calcolare i saldi, costruire fondi, speculare sul futuro; il denaro agevola questi processi, col denaro compare così la sua prole, l’interesse, anzi l’usura perché in quei primi tempi non si fa differenza chiamandosi usura qualunque remunerazione del capitale prestato.

Nella società tribale il prestito non esiste, nemmeno a titolo gratuito, è la stessa struttura di tali società che lo rende improponibile. All’interno dei can, delle tribù, le cose passano di mano secondo certe linee parentali e sarebbe addirittura obbrobrioso chiederne la restituzione. All’esterno della comunità il sistema del dono esclude il prestito, anche gratuito. Nell’età del bronzo appare per la prima volta nelle società rurali, il prestito gratuito. Si da al vicino ciò di cui ha bisogno ma si attende la restituzione se non della stesa cosa di un’altra cosa di valore equivalente.  Il prestito a interesse prende piede con le civiltà urbane degli antichi imperi. I primi a utilizzarlo furono a quanto pare, i Sumeri, Ittiti ed Egizi, anche se era operato esclusivamente dallo Stato e si inseriva nella sua politica di redistribuzione e pianificazione. Così se il tasso normale a Babilonia variava tra il 20 e il 33%, per i sudditi più poveri e bisognosi erano invece previsti prestiti a tasso zero. Rimase comunque una cosa circoscritta.

E’ con l’invenzione della moneta che si aprono le porte all’usura. In Grecia nel VII sec. a. C. è praticato in maniera illimitata e incontrollata da piccoli e grandi usurai. I tassi variano, a seconda delle operazioni dal 10 al 33%. Mentre nella Grecia classica non trovò ostacoli, in tutte le altre parti del mondo la comparsa dell’usura sistematica, fu uno choc difficile da assorbire. Cominciò una lotta immane all’interesse e al concetto, ritenuto perverso che il denaro, cosa inanimata per eccellenza potesse produrre, altro denaro. D’apprima Roma non accettò il prestito ad interesse ma in seguito alla sua enorme crescita urbana, avvenuta in seguito alle vittore sui cartaginesi, le cose cambiarono e Roma divenne la società più materialista del mondo antico.

Col denaro e l’usura irruppero anche molte attività finanziarie prima sconosciute o circoscritte: mutui, ipoteche, depositi a interesse, prestiti su pegno, cambi di valute. Nacquero le prime tipologie di banche che non erano durante il capitalismo antico istituti di credito specializzati alla concessione/ricezione di prestiti ad interesse, ma erano piuttosto dei cambiavalute, figura diventata indispensabile dopo l’introduzione della moneta coniata a seguito del numero elevato di monete emesse sia da Stati diversi che all’interno dello stesso Stato. Le prime vere banche cominciarono a funzionare invece solo dal IV secolo a.C in poi,  la differenza rispetto ad oggi, è che la banca anche quando aveva impiegati si identificava sostanzialmente con la persona del titolare, era lui solo ad avere credito presso i depositanti e i finanziatori, essendo estraneo in quei tempi il  concetto del “buon nome” della ditta nel suo complesso. Se il banchiere moriva senza che si fosse già affermato un successore, la banca, quasi sempre, falliva in breve tempo. I profitti del banchiere erano notevoli e andavano dal 20 al 40% annuo sul capitale investito.

A partire dal VII secolo a.C. e quindi in perfetta coincidenza con la nascita della moneta coniata, si era affermata la figura del mercante privato che a fini di guadagno individuale, specula sulla differenza di prezzo fra il momento dell’acquisto e quello della vendita. E con il mercante, il mercato ed il denaro nacquero le truffe ai danni soprattutto della povera gente.

La truffa più semplice era quella di barare sul peso sul contenuto delle monete. Ma la truffa più insidiosa e più nascosta fu rappresentata dal costituirsi di un regime di doppia moneta: una forte a disposizione dei mercanti e una debole usata dalla gente comune. Il mercante così pagava i prodotti dei contadini con la moneta debole e faceva i suoi affari all’estero con la moneta forte. Tuttavia questo fenomeno durante il capitalismo antico era ammorbidito dalla circostanza che il libero mercato su base monetaria era piuttosto limitato.

Per concludere si comprende come (svalutazioni, regime della doppia moneta, diversa prontezza nell’impadronirsi di questo inedito strumento) si comprende facilmente come l’introduzione del denaro (moneta coniata), arricchì in maniera strepitosa alcuni individui impoverendo la stragrande maggioranza della popolazione.  Secondo Haichelheim per il periodo che va dall’introduzione della moneta alle conquiste di Alessandro Magno (334-325 a.C.) non si verificò alcun miglioramento rilevante del tenore di vita degli schiavi e dei ceti bassi e medi che anzi si abbassò.

Biliografia usata:

Massimo Fini: Il denaro sterco del demonio

K.Polany: La sussistenza dell’uomo

F.M. Heichelheim: Storia economica del mondo antico

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La nascita del denaro e la profonda trasformazione sociale della comunità.

Il denaro vero è proprio come intermediario dello scambio fa la sua comparsa in Lidia: un piccolo regno dell’Asia Minore alla fine dell’ VIII sec. a.C. Insieme al denaro nasce anche il suo fratello minore: il mercato e contemporaneamente fanno la loro apparizione: la filosofia, l’economia, la democrazia, il lavoro individuale, la povertà individuale e la solitudine dell’uomo. Infatti, distrutte in maniera irreparabile le strutture tribali, l’uomo per la prima volta nella sua storia, si trova a doversi procacciare i mezzi di sussistenza da solo o con la sua famiglia senza poter più contare sull’aiuto solidale del gruppo. Secondo Polany “Nella situazione tribale, la sorte economica era stata collettiva, non individuale” e ancora “Ai tempi di Omero appartenere al gruppo significava non doversi preoccupare per il cibo”. Con la comparsa del denaro e la distruzione delle strutture tribali, la fiducia lascia il posto alla diffidenza. La fiducia dal momento che non è più automatica come in passato acquista un’enorme importanza e con essa anche il denaro, perché il denaro essenzialmente è credito e il credito vuole dire fiducia. La fiducia ora non è più data da una persona direttamente, ma da un enigmatico cerchio di metallo. Compare anche un concetto prima del tutto sconosciuto: la parsimonia. Un’ulteriore novità è data poi dalla concorrenza: il vasaio gareggia con il vasaio, l’artigiano con l’artigiano e il povero invidia il povero.

Il lavoro diventa un obbligo, se nel periodo antecedente la pigrizia era tollerata, ora diventa un crimine. L’uomo scopre la fame individuale e solo con il lavoro si può evitare.

Col denaro si entra nell’età del ferro ed è in questo momento che l’uomo inizia a rimpiangere la mitica età dell’oro (intesa come splendore precedente, non come moneta) in cui gli Dei lo amavano ancora e la terra dava i suoi frutti in abbondanza senza che ci si dovesse scannare fra simili per averli.

Fino al 700 a.C. scrive Heichelheim la polis era un punto di riunione dei cittadini di pieno diritto e un insieme di castelli e palazzi delle famiglie aristocratiche, ma non era di certo una città nel senso economico del termine, la maggioranza della popolazione non aveva ancora . abbandonato la produzione primaria e non era in grado di scambiare i prodotti con moneta.

Le città greche dopo il 700 a.C. quando contemporaneamente furono inventate le monete, divennero città economiche e con l’economia e la moneta fu creata l’usura. “polis vuol dire democrazia e la democrazia è legata al mercato e al denaro”. Infatti in un modello democratico in cui ci si aspetta che i cittadini si amministrino da se, la distribuzione degli alimenti, prima affidata in larga misura alla solidarietà tribale o allo stato, richiede il sistema di mercato o il denaro.

 E’ documentato che moneta e mercato (inteso in senso moderno, basato sul meccanismo domanda-offerta-prezzo) compaiano contemporaneamente. Ciò avviene al mercato a minuto di generi alimentari di Salamina nel VII sec a.C. La comparsa del denaro e del mercato oltre ad essere storia e anche logica, dal momento che denaro come mezzo di scambio e mercato sono indissolubili uno senza l’altro non ha senso.

Secondo Polanyi: “Un’economia di mercato…. Assume la presenza della moneta che funziona come potere di acquisto nelle mani dei suoi possessori. La produzione sarà poi controllata dai prezzi poiché i profitti di coloro che dirigono la produzione dipendono da essi; anche la distribuzione delle merci dipenderà dai prezzi perché i prezzi formano i redditi ed è per mezzo di questi redditi che le merci prodotte sono distribuite fra i membri della società. Sulla base di questi assunti l’ordine nella produzione e nella distribuzione delle merci  è assicurato solo dai prezzi”. E il prezzo di cui parla Polanyi è il denaro. Infatti il prezzo è la quantità di moneta che viene scambiata con una unità di bene.

Il denaro spersonalizza l’oggetto che viene spogliato di quel valore emotivo, sentimentale e simbolico che aveva invece nelle società tribali e negli antichi imperi. Il valore economico nasce solo con il denaro.  Ora tutto ha un prezzo, per la prima volta ci si da da fare e si lavora non per necessità immediata e nemmeno per convenzione, in virtù di rapporti personali e convinzioni religiose, morali o sociali ma per procurarsi un guadagno pecuniario. E’ dal denaro che dipende ora, in gran parte, la possibilità di procurarsi i mezzi di sussistenza oltre che, ovviamente, il surplus, ciò che viene prodotto in eccedenza.

 

Biliografia usata:

Massimo Fini: Il denaro sterco del demonio

Aristotele: Politica e Etica Nicomachea

K.Polany: La sussistenza dell’uomo

F.M. Heichelheim: Storia economica del mondo antico

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Viaggio verso la nascita del denaro: dal dono alle equivalenze.

Dopo il neolitico con l’età del Bronzo, quando si chiude la preistoria, appare (verso il 3600 a.C.) un fenomeno del tutto nuovo nella vita degli uomini: l’urbanesimo. I villaggi di capanne lasciano il posto a grandi città di pietra. Nascono attorno al 3000 a.C. gli imperi irrigui, si formano infatti lungo il corso di grandi fiumi: Tigri, Eufrate, Nilo. Sono gli imperi Sumero, Assiro, Babilonese, Ittita, Egizio.  Nasce la forma-Stato che ha al suo vertice il monarca e una casta di burocrati che si serve di una novità sconvolgente: la scrittura.

A seguito di queste trasformazioni sociali, lo scambio muta, si passa dal sistema del dono e contro dono al sistema delle equivalenze. Lo scambio non è più rituale, il donare per il piacere di dare e ricevere, ma comincia a diventare una necessità.

Con la nascita di un sistema sociale più organizzato, i beni primari paradossalmente non sono più o comunque non sono sempre a portata di mano, quindi anche il baratto nella sua forma “pura” ossia indifferente al valore oggettivo delle cose scambiate non è più concepibile. Si passa al sistema delle equivalenze, dal momento che è diventato ormai indispensabile, lo scambio individuale, una volta osteggiato; deve avvenire secondo certe equivalenze prefissate fra bene e bene in modo che non ci sia profitto di una delle parti a scapito o danno dell’altra.

Come spiega Aristotele: l’equivalenza nasce dalla profonda esigenza che permea tutte le società che vissero la storia più remota dell’uomo: mantenere salda l’unità del gruppo, per far fronte con il massimo di coesione e di forza ai pericoli di un mondo esterno sentito come pericoloso. Anche in queste società come in quelle del neolitico si ritiene che il lucro e il guadagno individuale incrinino la solidità e l’unità del gruppo, anche se ormai non ha più dimensioni e strutture tribali ma statuali.

 Chi stabilisce la giusta misura? La tradizione, la consuetudine, la legge dello Stato. L’equivalenza è quindi una ragione di scambio fissa. Noi oggi diremo un prezzo fisso e in parte politico. Es. Una misura di frumento si scambia sempre con una giara di vino, il prezzo non può essere contrattato ne al rialzo ne al ribasso.

Che cosa succede quando un bene diventa scarso? Questa è la domanda polemica che pongono gli economisti moderni, i quali vogliono a tutti i costi cogliere l’esistenza del denaro e dell’economia di mercato anche nelle società arcaiche. La risposta è che quando la consuetudine e la tradizione non bastano è l’intervento dello stato a garantire il sistema, razionando il bene in modo che tutti ne abbiano la minima quantità e i ricchi non possano accaparrarselo. Il concetto di razione minima, è fondamentale in questi imperi arcaici.

Gli antichi imperi erano delle società collettiviste, non più comunitarie, dove la redistribuzione avveniva in modo automatico, spontaneo, attraverso la pianificazione di un capo che impediva la povertà. Gli imperi erano delle vere e proprie società comuniste perché la produzione e la distribuzione venivano pianificate dall’alto. Il posto lasciato all’iniziativa privata era zero. Eppure a differenza di quello che accadrà alcune migliaia di anni dopo in Unione Sovietica, pare che queste società funzionassero piuttosto bene. La storia racconta che durante l’età del bronzo le crisi economiche furono determinate dall’irruzione negli imperi di una produzione e di uno scambio non organizzati. La crisi cessava e le cose si rimettevano a marciare quando lo stato riprendeva in mano le redini dell’economia, in antitesi con il moderno concetto di libertà del mercato dalle redini dello stato.

In un sistema delle equivalenze il denaro non è necessario, nemmeno la moneta merce funge da intermediario degli scambi. Lo scambio avviene nella forma del baratto diretto (una misura di frumento contro una giara di vino) o indiretto, quando l’acquirente raggiunge il suo oggetto di desiderio dopo una serie di passaggi di mano.

In quegli anni nessun bene per quanto diffuso e fungibile divenne mai intermediario privilegiato per lo scambio conquistando così la funzione del denaro. Se non esisteva la moneta come mezzo di scambio esisteva come misura del valore, questa funzione era indispensabile per raggiungere e valutare l’equivalenza nel caso di transazioni complesse. Esiste invece, come già nel neolitico, la moneta-merce con funzione di mezzo di pagamento. Quando si può dire che una merce è usata come mezzo di pagamento ed è quindi moneta? Quando lo stesso bene può essere impiegato per far fronte a diversi tipi di obbligazione. Negli Imperi, merci di questo tipo esistono e servono per saldare quelle obbligazioni (soprattutto le imposte) che non si esauriscono, come avviene in genere in questi sistemi, in prestazioni personali. A Babilonia per esempio era l’orzo ad assolvere la funzione di mezzo di pagamento. Un’altra caratteristica del complicato sistema degli antichi Imperi è infatti che non sempre,  la merce che serve come moneta di conto serve anche come mezzo di pagamento o come deposito di ricchezza. Così a Babilonia il siclo d’argento è moneta di conto, l’orzo è  mezzo di pagamento, i metalli preziosi deposito di ricchezza.

Il sistema delle equivalenze degli antichi imperi ha funzione di misura del valore, di mezzo di pagamento, di deposito di ricchezza, ma non ancora come intermediario degli scambio.

Biliografia usata:

Massimo Fini: Il denaro sterco del demonio

Aristotele: Politica e Etica Nicomachea

K.Polany: La sussistenza dell’uomo

F.M. Heichelheim: Storia economica del mondo antico

 

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Gli scambi commerciali nel neolitico – Il sistema del dono (prima del baratto)

La prima forma conosciuta di scambio pacifico è il cosiddetto commercio muto. Una tribù ammucchia in una radura le cose di cui si vuole disfare, quindi va a nascondersi fra gli alberi mentre l’altra tribù dopo aver depositato i suoi oggetti, si impossessa dei beni del primo gruppo.

 

Ad un certo punto, succede una cosa epocale,  i gruppi cominciano ad avere un po’ meno paura reciproca e gli scambi (durante il neolitico) iniziano ad avvenire sotto forma di dono.

 

Gli studi sul sistema del dono sono stati possibili, perché gli antropologi, lo hanno potuto studiare presso i “primitivi moderni”, cioè presso le società tribali, rimaste tali nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

 

La prima caratteristica del sistema del dono è che presso tutti i popoli primitivi gli oggetti non sono solo personalizzati, nel senso che anche se regalati, mantengono sempre qualcosa del loro possessore originario (come se io oggi do via il mio cane e questi conserva comunque un rapporto di appartenenza con me)

 

La seconda caratteristica del sistema del dono è che questi oggetti hanno una propria anima, nel senso che laddove i moderni hanno la tendenza a mercificare tutto, anche gli uomini, i primitivi hanno quella opposta di spiritualizzare.

 

Il trasferimento di oggetti, anche modesti, non è una fredda partita di dare e avere, ma implica un coinvolgimento emotivo del tutto particolare e ha significati simbolici e religiosi.

 

La cosa ricevuta non è inerte, stabilisce un legame fra persone, fra anime e fra le cose stesse, ciò fa si che il dono richieda, obbligatoriamente un controdono che per essere emotivamente soddisfacente per entrambi i soggetti deve avere un valore equivalente o possibilmente superiore.

 

Lo scambio del dono è sempre collettivo, avviene cioè con la partecipazione dell’intera tribù o di una sua parte significativa o comunque del capo che la rappresenta. E’ accompagnato da una serie di riti religiosi e magici, da prestazioni militari, da cerimonie, danze, banchetti.

 

Anzitutto c’è uno scambio che noi chiameremmo politico o diplomatico.

 

Il controdono non avviene contestualmente ma a distanza di tempo, talvolta di anni, in un altro incontro, cerimonia. E non è detto che riguardi la stessa tribù, il controdono può essere anche fatto a un soggetto terzo purchè sia inserito nel sistema circolare del dono.

 

Oggetto di scambio sono soprattutto beni preziosi che potremmo definire superflui. Ciò che governa il regime del dono non è la propensione al baratto, ma la reciprocità nel comportamento sociale.

 

Manca completamente il fine del lucro come noi lo intendiamo, anzi se fosse presente in forma esplicita sarebbe motivo di un profondo disprezzo. Nel dono infatti bisogna dimostrare la più ampia e apparentemente disinteressata generosità per aumentare la propria autorità, il prestigio che è l’autentico fine di tutta la società.

 

Nel caso in cui ad un dono non corrisponda un controdono la sanzione non è materiale, ma morale. Il gruppo, la famiglia, l’individuo perdono la faccia.

 

In conclusione, le società tribali, neolitiche conoscono quindi il significato della ricchezza, la apprezzano perché è motivo di prestigio, ma è loro totalmente estraneo il concetto moderno di capitale. Il capitale oggi è investito per creare altro capitale, mentre in quel tempo la ricchezza è creata per dilapidarla alla prima buona occasione. La ricchezza è fatta per essere spesa a fondo perduto.

 

 

Bibliografia usata:

Il denaro sterco del demonio – Massimo Fini

F.M Heichelheim – Storia economica del monto antico

K. Polanyi – La sussistenza dell’uomo.

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Fraintendimenti sul termine moneta complementare, alcune premesse importanti.

Siamo sicuri che sia stato colto il concetto in maniera corretta (intendo dal punto di vista razionale e scientifico)? E il suo termine non venga distorto da un lato da una scarsa conoscenza sull’argomento e dall’altro da una politicizzazione forzata che ha frainteso i metodi e gli obiettivi a cui il sistema complementare vuole tendere?

Sia da destra (guardando alla moneta complementare come ad uno strumento che voglia far fronte alla mancanza di sovranità monetaria) che da sinistra (guardando alla moneta complementare come ad una moneta che vuole essere l’alternativa all’euro) non si è compresa una cosa fondamentale, la moneta complementare è l’esatto contrario del sistema fondato sulla moneta che noi conosciamo. E’ l’esatto opposto della liquidità, ma non è il baratto.

Tu cosa capisci quando si parla di moneta complementare? Una nutrita maggioranza di quelli che tentano di rispondere a questa domanda sentono solo il termine moneta e pensano che si tratti di una sorta di moneta coniata dai privati e alternativa rispetto a quella a corso legale.

Se questo è ciò che pensi anche tu, sappi che sei completamente fuori strada.

Anzitutto perché il termine complementare non è un sinonimo di alternativo,  in secondo luogo perchè il concetto di moneta complementare è esattamente l’opposto del concetto di moneta come tu la conosci. La moneta complementare si basa sulla compensazione, la moneta a corso legale si basa sulla riserva (liquidità, risparmio)

Il sistema attuale è un sistema capitalistico che si reitera grazie alla liquidità, quindi da la possibilità di accumulare riserve per un lasso di tempo indeterminato provocando un duplice effetto negativo: da un lato genera disequilibri con pochi che accumulano e tanti che stanno a debito costantemente, dall’altro la moneta diventa la merce più richiesta sui mercati di capitale e la sua funzione originaria di mezzo di scambio e misura del valore viene meno, la conseguenza è che chi ne ha continua ad accumularla facendola uscire dal circuito economico.

Il sistema complementare è un sistema cooperativo che si basa sulle compensazioni, in cui non è possibile l’accumulo delle posizioni a debito e a credito, quindi in cui il sistema economico è sempre in equilibrio.

Più che parlare di moneta complementare preferisco quindi portare l’attenzione del lettore su due tipi di sistemi finanziari: uno capitalistico (fondato sull’accumulo delle riserve) e l’altro cooperativo (fondato sulla compensazione multilaterale e normato dalle stanze di compensazione) e tentare di far comprendere quale sia tra i due quello che negli ultimi cento anni ha provocato le crisi finanziarie che abbiamo vissuto.

Messa in questi termini l’opera del divulgatore non viene coinvolta politicamente e al contempo va dritta al cuore del problema, preoccupandosi di adattarsi alle regole accademiche dettate dai classici del pensiero economico (primo tra tutti Keynes), tralascia gli slogan e il titolo di questo potenziale sistema complementare, per concentrarsi sulla sostanza e sull’ alfabetizzazione e diffusione dell’argomento. Darne un titolo impedirebbe la divulgazione, perché è sul titolo che i più si fossilizzano politicizzando l’argomento.

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I mercati finanziari e la fiducia

Prima della crisi la fiducia nella forza del mercato era altissima. Questa fiducia dipendeva dall’idea che non solo il mercato fosse in grado di garantire risultati migliori rispetto a qualsiasi sistema alternativo, ma che questi risultati fossero davvero nell’interesse di tutti.  Purtroppo la fiducia a poco a poco è venuta meno, e i mercati finanziari non sono stati più in grado di funzionare come un tempo. A causa della perdita di fiducia debitori e creditori si guardano con sospetti. Intanto l’offerta di credito diminuisce.
Prima della crisi la fiducia nell’alchimia finanziaria si manifestava nei modi più disparati: strane innovazioni finanziari all’interno dei mercati di capitali ad esempio il carry trade, con gli investitori che prendevano a prestito a buon mercato, ad esempio in yen giapponesi, e in vestivano in sterline, dollari neozelandesi o lire turche, che offrivano  tassi d’interesse molto più alti; banchieri rapaci disposti a scommettere la casa in operazioni stravaganti; e per l’uomo della strada, un enorme aumento dell’esposizione dei mutui dopo che la “casa dei sogni” è diventata parte di una realtà (nuova ma sempre esistita sotto altre spoglie) fondata sulla mania della cartolarizzazione. Con la cartolarizzazione e i mutui subprime il collegamento tra prestatore e investitore è diventato sempre più tenue: chi comprava casa in Arizona, non sospettava che il suo mutuo provenisse da risparmiatori norvegesi che mettevano da parte i soldi per le pensioni future. I risparmiatori norvegesi, a loro volta non sapevano che i loro risparmi venivano investituti sul mercato degli immobili in Arizona, dove alcuni mutuatari subprime non avrebbero mai restituito le somme prese a presito. Ma questo scollamento non era importante: la cartolarizzazione aveva portato a un’esplosione degli strumenti di trasferimento del rischio di credito. I crediti potevano essere riconfezionati e rivenduti sui mercati dei capitali, favorendo la creazione di un collegamento a distanza tra creditore e debitore. Grazie a questo meccanismo, il denaro risparmiato in una parte del mondo è stato incanalato verso nuove opportunità di investimento in ogni angolo del pianeta, a prescindere dall’appatibilità, dai rischi e dalla opportunità di diversificazione dell’investimento. I pericoli legati a questi grandi flussi finanziari internazionali crescevano di giorno in giorno. L’apertura dei mercati finanziari ha permesso a quei paesi che investono più di quanto risparmiano di trovare capitali da parte di quei paesi che risparmiano più di quanto investano. Tra i paesi risparmiatori c’erano il Giappone, La Germania, Cina, Arabia Saudita ecc.

Quando la crescita è rallentata il rapporto tra creditori e devitori è diventato molto più complicato, i creditori rivogliono i loro soldi, ma i debitori, potrebbero non essere più in grado di pagare. La stagnazione economica, porta alla diffidenza reciproca, al malfunzionamento del mercato del credito, alla carenza di credito e all’insolvenza.

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